Delneri, l’infortunio di Quaglia e…: il confronto con l’ultima Juve da zero titoli

Nel 2010-11 il settimo posto prima del decennio di vittorie che si è chiuso adesso: era l’inizio di una nuova era societaria e anche in campo l’inizio del rinnovamento dopo addii importanti, come oggi. Ma la rincorsa in campionato dice che la risalita è già cominciata

L’ultima stagione della Juventus senza titoli prima di questa è la 2010-11, conclusa al settimo posto in classifica, fuori dall’Europa. Diversa ma con alcuni punti in comune con quella attuale, fortemente compromessa allo stesso modo da una falsa partenza. Nei primi quattro turni di Serie A, infatti, la squadra affidata a Gigi Delneri riuscì a vincere solo a Udine alla seconda giornata. A Max Allegri a inizio stagione è andata pure peggio, con soli due punti nei primi 360 minuti di campionato, e la strada subito in salita.

NUOVA GESTIONE

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Il tuffo nel passato riporta alla prima vera stagione della gestione Andrea Agnelli, nominato a capo della dirigenza nel maggio precedente. Con lui arrivarono Beppe Marotta e il suo fedele braccio destro Fabio Paratici, per ricoprire rispettivamente i ruoli di direttore generale e di direttore sportivo. La scelta per la panchina andò su Delneri perché, come i neo dirigenti, il tecnico friulano era reduce da un’ottima stagione alla Sampdoria. La similitudine con l’oggi riguarda il cambio del management societario operato l’estate scorsa, con il nuovo ruolo operativo di Maurizio Arrivabene da amministratore delegato e con la promozione di Federico Cherubini a capo dell’area tecnica, proprio al posto di Paratici. La grande diversità è relativa invece all’allenatore: perché, dopo le gestioni di Sarri e Pirlo, la scelta è andata più sul sicuro con un vincente del passato juventino, Max Allegri, come nei decenni passati è avvenuto con Giovanni Trapattoni e con Marcello Lippi.

MERCATO

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L’ultima stagione da settimo posto viene ricordata anche per un mercato di prospettiva, con Bonucci e Aquilani ad aprire la fase di rinnovamento dopo le cessioni di Camoranesi e Trezeguet. Ma è soprattutto intorno alla figura di Quagliarella che si legge l’andamento di quella stagione: perché l’attaccante trascinò i bianconeri fino al 6 gennaio, poi un grave infortunio lo mise fuori dai giochi fino al termine dell’anno. E gli interventi nel reparto durante il mercato invernale, con l’arrivo di Toni e Matri, non bastarono per riprendere la corsa ai primi posti. Quest’anno è successo invece il contrario: la partenza di Cristiano Ronaldo a ridosso dalla fine del mercato non è stata risolta con l’arrivo di un centravanti dello stesso livello, e solo a fine gennaio Allegri ha potuto contare sulla forza di Vlahovic che ha dato maggiore sicurezza e serenità a tutta la squadra. Gli investimenti su Locatelli e Kean, invece, sono da ricondurre a quel rinnovamento che il club ha pianificato per costruire un nuovo ciclo che possa tornare a vincere nel giro di qualche anno.

PERCORSO

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Questione di approccio e mentalità, poi. Il ricordo della stagione con Delneri è ancora nitido perché si tratta sostanzialmente dell’ultima volta in cui la squadra – giovane sì ma con tutto il potenziale necessario per vincere – continuava a darsi delle attenuanti sui mancati risultati. E così, di partita in partita, si abituò quasi ad accettare il mancato successo, fino a giungere a fine campionato. Proprio sull’abitudine a correre per vincere ha dovuto lavorare molto Allegri al suo ritorno alla Continassa, in quanto negli ultimi anni si è caduto spesso nell’errore di “giustificare” alcuni cali di tensione riconducibili alla poca esperienza dei singoli. C’è comunque da migliorare ancora tanto, perché la Juve quest’anno ha perso tante occasioni per rimettersi in corsa per lo scudetto e più in generale non ha mai vinto contro le big del campionato: e qualcosa vorrà pur dire, anche se nella seconda parte della stagione ha ripreso con convinzione il cammino verso il quarto posto, l’ultimo utile per giocare la prossima Champions League. Un obiettivo minimo, questo, che l’anno scorso era stato centrato all’ultima giornata, anche per demerito del Napoli.

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