Decreto crescita, perché la Juve non protesta

Aiuto, Il decreto non c’è più! Da quando il governo ha deciso di abolire e neanche prorogare il famigerato decreto crescita si è scatenata la polemica fra i club italiani. Il vantaggio fiscale riservato agli atleti che arrivavano dall’estero, infatti, consentiva di pagare il 50% di IRPEF in meno rispetto ai giocatori che si muovevano Italia su Italia. Un vantaggio che consentiva di risparmiare circa 140 milioni di tasse.

Decreto crescita: la posizione della Juve

Nel coro di polemiche, tuttavia, non si è aggiunta la Juventus. Come mai? La Juventus ha infatti goduto del decreto crescita come molti altri club e, in questo momento, ne gode per cinque giocatori, considerando che Pogba non riceve più l’ingaggio, ma solo il minimo sindacale dello stipendio.

Ma la Juventus, rispetto agli altri club italiani, negli ultimi dieci anni, ha investito moltissimo nel settore giovanile e nel progetto della seconda squadra. Questo consente ai bianconeri di non essere troppo vincolati agli acquisti di giocatori dall’estero e quindi di poter attutire meglio di altri l’impatto negativo dell’abolizione del decreto. Insomma, ne soffrirà anche la Juventus, ma in modo inferiore e la progettualità negli ultimi dieci anni potrebbe offrire ai bianconeri un vantaggio competitivo notevole verso gli altri club italiani. Ecco perché al coro delle polemiche per l’abolizione del bonus fiscale, la Juventus non si è unita.

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