Decreto Crescita: in 4 anni mai emanata la norma che doveva assegnare il 5% ai vivai

E meno male che, secondo i demagoghi pullulanti nel Palazzo della politica, l’abolizione del Decreto Crescita è stata decisa “per aiutare il calcio italiano, valorizzando i vivai”. Bene. Anzi male. Oltre al danno dell’abolizione delle agevolazioni fiscali che ne mina la competitività sul mercato, lecco a beffa del mancato contributo ai settori giovanili. I club di A l’avrebbero ricevuto se fosse stato emanato il decreto che nessun governo ha mai emanato. E pensare che, cinque anni fa, nello stesso Palazzo si proclamava quanto, finalmente, sarebbero state premiate e società virtuosamente capaci di incrementare la presenza in campo dei loro giovani talenti: a partire dalla stagione 2021/2022, una frazione dei diritti tv sarebbe spettata a loro. Era l’epoca dell’entrata in vigore della modifica della Legge Melandri che prevedeva questa suddivisione: 50% in parti uguali fra tutti i club; 30% in base ai risultati sportivi (15% legata ai risultati dell’ultimo campionato, 10% sui risultati degli ultimi 5 campionati precedenti all’ultimo, 5% legati ai risultati storici); 20% in base al radicamento sociale (8% audience tv e 12% spettatori allo stadio). La sopraggiunta variazione stabiliva come, “almeno il 5%” dei ricavi”dovesse essere distribuito in base ai «minuti giocati nel campionato di serie A da giocatori di età compresa tra 15 e 23 anni, formati nei settori giovanili italiani e tesserati da almeno trentasei mesi ininterrotti per la società presso la quale prestano l’attività sportiva, comprendendo nel computo eventuali periodi di cessione a titolo temporaneo a favore di altre società partecipanti ai campionati di serie A o di serie B o delle seconde squadre partecipanti al campionato di serie». E così scaturì la nuova ripartizione dei diritti: 50% in parti uguali tra tutti i club; 28% in base ai risultati sportivi; 22% in base al radicamento sociale (di cui almeno il 5% legato al minutaggio dei giovani). Il sito specializzato Calcio e finanza ha scoperto che, affinché la quota vivai divenisse operativa, sarebbe stato necessario un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri (Dpcm), da adottarsi entro il 30 giugno 2019. Da allora, a Palazzo Chigi si sono succeduti quattro esecutivi (Conte I, Conte II, Draghi, Meloni), ma il fatidico Dpcm per i giovani non s’è visto. All’atto pratico, viene applicato il testo della precedente legge sui diritti tv che non prevede il 5% pro vivai. E chi s’è visto, s’è visto.

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