D’Angelo: “Il mio Pisa comincia a volare. Che bello allenare Lucca…”

Parla il tecnico dei toscani primi in classifica e sorpresa di questo inizio: “Questo momento lo viviamo con tranquillità, conosciamo bene la categoria, sappiamo bene quante insidie ci sono”

Nicola Binda

28 settembre – Milano

Il Pisa primo in classifica nasce da lontano. Un progetto serio, sempre con Luca D’Angelo in panchina. Nulla di casuale, anzi.

Stagione 1989-90: Luca D’Angelo debutta da giocatore tra i professionisti con il Chieti e il Pisa sale per l’ultima volta in A. Una bella coincidenza?

“È beneaugurante, ma mi fa solo pensare che sono invecchiato… Allora giocavo ancora alle figurine e il Pisa lo vedevo lì”.

Dal Pisa ruspante di Anconetani a quello americano di Knaster, attraverso fallimenti, rinascite dai dilettanti e il rilancio di Corrado. Lo sa quanto è cambiata quella piazza?

“È cambiato il calcio. Però è bello sapere che la passione di questi tifosi è rimasta la stessa ed è un vantaggio, oltre alla garanzia della proprietà solida”.

Allena il Pisa dal 2018, in B nessuno è più longevo.

“C’è stato subito un ottimo feeling con la famiglia Corrado, anche a livello umano. Ci abbiamo creduto, siamo cresciuti e il feeling si è consolidato”.

Con Anconetani non avrebbe resistito 4 anni in panchina…

“Credo di no. Il primo anno in C eravamo ottavi e il Pisa merita di più: sarei stato esonerato”.

Essere al centro di un progetto a lunga durata quanto è gratificante per un allenatore?

“Tanto, anche perché la piazza è molto calda. Avere fiducia dalla società ti fortifica. E poi si conoscono meglio le cose e le persone, si superano tanti intoppi”.

Sarebbe potuto andare via?

“Per mia volontà no. Solo quest’estate c’è stata qualche richiesta, ne ho parlato subito con la società ma non ho avuto dubbi: volevo continuare con il Pisa”.

Nel Pisa capolista ci sono ancora giocatori che c’erano in C, anche questa è continuità.

“Non aveva senso rinunciare a giocatori che hanno vinto la C e sfiorato i playoff di B. A volte nel calcio si cambia tanto per cambiare, noi solo se necessario”.

C’è continuità, ma la sua squadra non ha mai lo stesso volto: da cosa dipende?

“Il modo di attaccare è sempre lo stesso, cambia solo il modo di difendere in base agli avversari, anche in C facevamo così”.

La Serie D l’ha vinta al suo debutto in panchina col Rimini, la Serie C al primo anno di Pisa. E la Serie B quando?

“Più si sale, più è difficile. Questo momento lo viviamo con tranquillità: conosciamo bene la categoria, sappiamo bene quante insidie ci sono. Nello spogliatoio non parliamo di A”.

L’entusiasmo in città è notevole e i tifosi la aspettano.

“È giusto che lo facciano, il calcio deve divertire e fare sognare la gente: già la vita regala tante delusioni, almeno qui…”.

E voi quando comincerete a crederci veramente?

“Quando abbiamo vinto la finale dei playoff a Trieste, eravamo sul 3-1 in 11 contro 10 ed ero ancora preoccupato. Figuratevi come sono adesso!”.

Chiuda gli occhi: lei, interista vero, in panchina a San Siro…

“Già fatto, l’anno scorso amichevole Inter-Pisa 7-0, un dramma! Lasciamo stare”.

Come spiega una partenza con 5 vittorie e un pareggio in un campionato così tosto?

“Siamo stati avvantaggiati dall’aver costruito la squadra in anticipo, in ritiro c’era l’80% dei giocatori e abbiamo potuto lavorare da subito sui nostri concetti. Un vantaggio poi sfruttato”.

Quanto valgono i 4 punti contro due favorite come Monza e Parma?

“Ci hanno dato convinzione e fiducia, sono state le migliori prestazioni delle prime sei”.

Cosa l’ha sorpresa del Pisa?

“A Parma dopo l’1-1 temevo un calo. Invece abbiamo ripreso a giocare: potevamo perdere, ma anche vincere. L’anno scorso forse non sarebbe stato così”.

Si parla tanto di Lucca.

“Uno se lo immagina legnoso, lento e forte di testa. Invece è veloce, potente e tecnico, difficile da contrastare e sa quello che vuole fare: è bello da allenare”.

Invece Cohen, l’altro grande investimento, è in ritardo.

“Non tanto, ha terminato il percorso di integrazione e ha fatto vedere ottime potenzialità”.

Potrete migliorare ancora?

“Dipende da come ci alleniamo. In B non ci sono giocatori che vincono da soli: se il gruppo è ben organizzato hai vantaggi”.

Ma è vero che in questi anni a Pisa è mai salito sulla Torre?

“Solo perché sono pigro”.

Per la A ci andrebbe?

“Ci vado a prescindere, ma se andiamo in A salgo a sventolare la bandiera del Pisa”.

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