Dall’Italia all’Europa nuovi esami per Pioli. In premio c’è… il Milan

I rossoneri affrontano l’Udinese: all’andata è stato uno dei punti più critici per il tecnico, capace di risollevarsi, che in quattro mesi può meritarsi la conferma

Alessandro Vocalelli

20 gennaio – 10:52 – MILANO

Ci sono allenatori – come Inzaghi e Allegri – continuamente, e giustamente, in copertina. Simboli di questo duello appassionante. E poi c’è Stefano Pioli, che però finisce al centro delle discussioni, dei dibattiti, solo a proposito del suo futuro. Quasi un predestinato… all’esonero, con la lista dei pretendenti alla panchina del Milan sempre più lunga e affollata. A parte Abate, che è sembrato in più occasioni l’erede designato per un cambio in corsa, non c’è giorno che sullo sfondo non si affaccino Conte, Thiago Motta, De Zerbi, Palladino e chissà quanti si metteranno in fila, con l’ambizione – assolutamente legittima – di accomodarsi su una panchina dal fascino mondiale. È in fondo questa la partita, a cominciare, anzi a ricominciare da Udine, che aspetta il Milan, in una lunga volata che parte in Friuli e si concluderà tra quattro mesi. Il 22 e il 26 maggio, che non sono due date a caso. Ma i giorni della finale di Europa League e dell’ultima di campionato. Già, perché tutti hanno un obiettivo. E l’obiettivo del Milan di Pioli, per regalarsi almeno un altro anno di stabilità, è quello di confermare il posto Champions senza troppi patemi e fare molto bene a livello internazionale. Perché – ed è comprensibile – la proprietà americana tiene molto all’immagine anche fuori dall’Italia; perché un trofeo a livello europeo manca ormai da diciassette anni; perché – e va detto – la squadra rossonera va giustamente considerata tra le tre o quattro favorite per il traguardo finale. Bisogna insomma non distrarsi su nessuno dei due fronti. 

meriti

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Per convincere la proprietà – e i più critici, anche tra i tifosi – che Pioli merita di restare in sella. Insomma, l’obiettivo – almeno questo – è chiaro. Molto più faticoso districarsi nel polverone che si è spesso alzato nei confronti di Pioli. Che sicuramente avrà e ha commesso i suoi errori, che viene censurato non solo per certi risultati – ad esempio l’eliminazione dalla Champions – ma anche per i tanti infortuni che ha patito il gruppo. Un motivo che, l’interessato, potrebbe ribaltare, come si faceva con i dischi, scegliendo la facciata di successo. E ricordando ad esempio che – con lui – il Milan ha spezzato il digiuno più lungo a livello di scudetti del dopoguerra, evitando che la società stabilisse un record negativo. Già, perché solo una volta – dal ’68 al ’78 – era successo di dover aspettare dieci anni per mettere fine all’astinenza in campionato. Battendo l’Inter in volata, dunque Pioli ha messo fine a un’attesa che durava dal 2011. Pioli potrebbe anche vantarsi di aver raggiunto nella passata stagione una semifinale Champions: traguardo non indifferente, con una squadra che il mercato non aveva sicuramente migliorato. Ma questi sono le note positive e, paradossalmente, non è il meglio di Pioli. Già, perché la sua cifra più significativa è piuttosto nella capacità – e non è da tutti – di tirare fuori il massimo nei momenti di difficoltà. 

rilancio

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Quante volte, in questi anni, il Milan è sembrato entrare in una crisi irreversibile, di risultati e identità? Quante volte è stato invocato il suo licenziamento? Almeno due volte anche negli ultimi due mesi: a novembre, dopo la sconfitta interna con l’Udinese, poi a ridosso di Natale dopo il pareggio di Salerno. Ogni volta il Milan e Pioli sono però riusciti a venirne fuori, dimostrando compattezza autentica, al di là delle facili parole. Insomma, questa sera – proprio contro l’Udinese che ha lasciato una cicatrice – in fondo partirà una verifica di quattro mesi – a livello nazionale e internazionale – per il Milan. E per la panchina di Pioli. Gli esami, come diceva Eduardo, non finiscono mai. Ma è bello sapere che in un mondo avvelenato, da scontri dialettici e polemiche, c’è un professionista che finora ha superato le bufere con una calma olimpica. Che fa poco personaggio, ma aiuta a mantenere la freddezza necessaria. Quattro mesi, insomma, e capiremo se anche stavolta Pioli ce l’ha fatta.

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