Dal gol alla Juve alla Serie D, riecco Cacciatore: “Fossi stato più paraculo sarei in A”

L’anno e mezzo da incubo per il difensore, passato dal Cagliari ai dilettanti: “Quando c’è stato da sputare sangue, non ho detto una parola. Quando ho avuto bisogno di una mano, tutti sono spariti”

Gregorio Spigno

20 novembre – MILANO

Il mondo del calcio gli ha dato tanto, probabilmente tutto quello che ha. Ma nell’ultimo anno gli ha anche tolto parecchio. Nel giro di una stagione e mezza si è ritrovato travolto da una rapidissima parabola discendente. Serie A con il Cagliari, Serie B con l’Ascoli, Serie D con il Caldiero Terme. Fabrizio Cacciatore, però, riparte e reagisce.

Cacciatore, perché? È riuscito a darsi una spiegazione del motivo per cui nessuno si sia fatto vivo per ingaggiarla?

“In realtà qualche proposta l’ho ricevuta, però poi hanno iniziato a girare delle voci sulle mie condizioni fisiche. E così alcune società hanno mostrato perplessità puntando su altri profili. L’unico motivo è questo”.

Ma un calciatore con la sua storia (348 presenze da professionista, di cui 179 in A, ndr) non potrebbe fare ancora la differenza?

“Io sono consapevole delle mie qualità di calciatore: avrei potuto tranquillamente dare una mano in categorie superiori rispetto alla D, ma rimanendo quasi un anno senza partite, pur allenandomi sempre, tutto si è complicato”.

L’anno scorso c’è stato pure chi l’ha accusata di non essere abbastanza in forma per giocare in B (nel Pescara, ndr), costringendola a fare chiarezza sui suoi canali social. Come è andata realmente?

“Le voci sulle mie condizioni non erano e non sono vere, in più hanno rovinato la mia immagine. Quindi era giusto che io dicessi la mia verità: il Pescara mi ha chiamato dicendomi di andare, poi la sera prima di partire mi hanno bloccato ma di fatto avevano cambiato idea”.

Hanno rovinato la mia immagine: era giusto che dicessi la mia verità

Cosa l’ha convinta della proposta del Caldiero Terme?

“Ho parlato sia con il presidente che con il direttore sportivo, persone fantastiche con idee chiare. Il Caldiero è una società seria, con strutture che a fatica troveresti in squadre di Serie B o C”.

Il comune di Caldiero si trova a pochi chilometri dal centro di Verona. Dopo aver vestito le maglie di Hellas e Chievo, la sua vita è ancora lì?

“Oggi sei qui, domani sei lì. Ormai io e la mia famiglia abbiamo l’abitudine di spostarci, ma a Verona mi trovo benissimo. Mai dire mai”.

A proposito, come ha preso il fallimento del Chievo?

“Brutta batosta. Sia personalmente, avendo vissuto in prima persona il mondo gialloblù, sia per il calcio in generale: negli ultimi anni il Chievo si era creato un nome, diventando una realtà importante da un piccolo quartiere. Spero che un domani possa tornare nuovamente ai livelli che occupava fino a poco fa”.

Il fallimento del Chievo? Brutta batosta. Spero che un domani possa tornare nuovamente ai livelli che occupava fino a poco fa

Potrebbe prendere in considerazione l’idea di tornare a lavorare con Pellissier, nel nuovo FC Clivense da lui fondato?

“Perché no. Sergio lo conosco bene, è una persona seria e fa le cose in maniera giusta e propositiva. Come ho detto prima, nella vita non si sa mai”.

Con la folle esultanza dopo il gol alla Juve nel 2013 è entrato nella storia. Sa che oggi, con le griglie Var, probabilmente glielo avrebbero annullato?

“No, no, ero in linea (ride, ndr). Poi non mi sono mai messo a riguardarlo con grande attenzione, ma dai replay la mia posizione sembra regolare”.

Su Instagram ha pubblicato una lettera “dedicata” al 2020, scrivendo anche che “persone a cui ho dato tanto mi si sono messe contro”. A chi si riferisce?

“A tutto il mio ambiente. Proprio in generale. Sono una persona buona e genuina, chi mi conosce lo sa e chi non mi conosce non può giudicarmi. Do l’anima per chi ha bisogno, e questo ho fatto in tutti questi anni. Dicono in giro che sono rotto, quando in realtà nessuno sa che ho giocato svariate partite con dei problemi pur di andare in campo solo per chi me lo chiedeva, giocando sopra il dolore. L’ho fatto in silenzio, perché era giusto così, anche se poi lavorare sopra fastidi comporta problemi più gravi, come è stato. Quando c’è stato il momento di sputare sangue, non ho detto una parola. Quando ho avuto io bisogno di una mano, in tanti sono spariti. Oggi servi, domani non servi più”.

Nessuno sa che ho giocato svariate partite con dei problemi pur di andare in campo solo per chi me lo chiedeva

Si tolga un sassolino.

“Lo faccio contro me stesso: in questo mondo ogni tanto bisogna essere paraculi, mi passi il termine. E io non riesco a farlo perché sono troppo sincero, ma se lo fossi stato di più oggi giocherei ancora in Serie A, o al massimo in B. Mi hanno tolto la mia passione e il mio lavoro, in parte pure la dignità, per motivi che non esistono: così gratuitamente fa ancora più male”.

Se fossi stato più paraculo, oggi giocherei ancora in Serie A

Sempre nella lettera citata prima, ha salutato il 2020 con un “Vaffa…”. Il 2021 lo ha (quasi) chiuso ricominciando. E ora?

“Ora voglio divertirmi il più possibile dando una mano al Caldiero. Da gennaio vedrò, ma la voglia di giocare non mancherà. Penso comunque anche al futuro: mi piacerebbe provare ad allenare. Il patentino Uefa B l’ho già preso, poi magari non farà per me o sarà una cosa troppo grande, ma l’importante sarà cominciare”.

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