Dai cammelli agli scorpioni fino ai… proiettili di rame! Ecco i soprannomi delle nazionali

Ciascuna squadra si è lasciata ispirare da un elemento caratteristico del proprio territorio: tra le 56 nazionali della federazione d’Africa troviamo anche le gru, i dodo e gli stalloni

Davide Amato

11 gennaio – Milano

Popoli dell’antichità, animali del posto, stelle del cielo e riferimenti al clima: i soprannomi delle Nazionali africane nascondono un mondo. Ci sono “gli Almoravidi” della Mauritania, “i licaoni” della Guinea-Bissau, “i mamba” del Mozambico e “le fiamme” del Malawi. Folklore fine a se stesso? No. Perché ogni soprannome serve a compattare il gruppo, costruire un’identità comune e intimidire gli avversari. Ciascuna squadra è andata alla ricerca di un elemento caratteristico che rifletta il più possibile le specificità del Paese che rappresenta. Ecco come vengono chiamate le 56 Nazionali della Caf, la Federazione di calcio africana.

Tra leoni e leopardi

Dalla propria fauna selvatica ha preso spunto la maggior parte delle squadre dei Paesi africani. Nei soprannomi ci sono animali di tutti i tipi. In primis i grandi predatori. Il re della savana è tra i più usati. Nel 1972 il Camerun l’ha scelto come simbolo di invincibilità, con tanto di aggettivo a rafforzare questo concetto: “i leoni indomabili”. Il calciatori del Marocco sono “i leoni dell’Atlante”: chiaro il riferimento alla specie, ormai estinta, che abitava l’omonima catena montuosa del Paese. In Senegal ci sono “i leoni della Teranga”: la parola che accompagna l’animale viene dalla lingua wolof ed è sinonimo di generosità ed accoglienza. Paese che vai, felino che trovi. Tra le sabbie dell’Algeria vive il fennec: da qui il soprannome dei campioni d’Africa in carica, “le volpi del deserto”. La Repubblica Democratica del Congo e Zanzibar (che rappresenta l’autonoma regione della Tanzania, riconosciuta dalla Caf ma non dalla Fifa) hanno scelto “i leopardi”, mentre il Gabon “le pantere”. Nell’ex colonia portoghese della Guinea-Bissau hanno preferito il cane selvatico africano e si chiamano “i licaoni”. Nella Repubblica del Centrafrica si identificano, più in generale, con “le bestie feroci”: ovvero leoni, leopardi e ghepardi.

Ci sono anche gli scoiattoli

Dai carnivori alle loro possibili prede. Sono diversi i Paesi che si fanno rappresentare da un erbivoro del loro territorio. Il Botswana ha scelto “le zebre”, l’Angola “le antilopi nere giganti”. L’Etiopia ha puntato sulle capre delle proprie montagne, “gli walyas”, simili agli stambecchi; il Niger sulle gazzelle del deserto, “le mena”. Il Madagascar ha optato per “i barea”, la variante malgascia dello zebù, il bovino dei tropici. La Costa d’Avorio e la Guinea, invece, si identificano con “gli elefanti”, simbolo di maestosità e longevità. Il Burkina Faso ha preferito “gli stalloni”, come i cavalli bianchi presenti in una leggenda del popolo mossi. Mentre i giocatori dell’Eritrea sono “i cammelli del Mar Rosso”. E poi c’è pure chi ha scelto un roditore: in Benin si chiamano “gli scoiattoli” perché riflettono un Paese che vuole arrampicarsi in alto.

Nigeria, Mali e Tunisia volano alto

Altri soprannomi arrivano da cieli, fiumi e mari. Ci sono gli uccelli. E la protagonista è l’aquila. Queste rapace è stato voluto da Nigeria, Mali e Tunisia: i loro giocatori sono noti rispettivamente come “le super aquile”, “le aquile” (usate per la caccia dai Tuareg) e “le aquile di Cartagine” (la città nordafricana nemica degli antichi romani). Le Mauritius si sono affidate al volatile simbolo dell’isola: “i dodo”, oggi estinti. Altri animali tipici dell’avifauna africana sono “le rondini” del Burundi, “gli sparvieri” del Togo, “le gru” dell’Uganda e “i falchi del deserto” del Sudan. A São Tomé e Príncipe non si sono accontentati e hanno preferito avere due uccelli: “i falchi e i pappagalli”. Volano in cielo, ma sono insetti, “le vespe” del Ruanda. Mozambico e Lesotho hanno scelto dei rettili: i primi dei serpenti velenosi, come “i mamba”, i secondi “i coccodrilli”. Il soprannome del Gambia, invece, è “gli scorpioni”, con particolare riferimento ad una pericolosa razza del posto, quella “pandinus imperator”. Altri Paesi hanno pescato dal loro mare: i calciatori dell’arcipelago di Capo Verde sono “gli squali blu”, quelli delle Isole Comore “i celacanti”, dei pesci quasi estinti.

Un cielo pieno di stelle

Il cielo dell’Africa calcistica brilla di luce. Ed è un firmamento pieno di astri. A partire dalle “stelle nere” del Ghana, che richiamano l’orgoglio panafricano. Il Sudan Sudan è il Paese più giovane del mondo, nato solo nel 2011 dopo anni di guerre civili. Ed ha “le stelle luminose”. La bandiera della Liberia è simile a quella degli Stati Uniti d’America. Ma con una sola stella: da qui il soprannome “le stelle solitarie”. Da un gioco di parole sono nate le “leones star” della Sierra Leone. La Somalia è bagnata dal mare: le sue sono le “stelle dell’Oceano”. Gli astri della Tanzania sono “le stelle Taifa”, parola che in lingua swahili vuol dire nazione. Il Kenya, invece, è rappresentato dalle “stelle Harambee”: in questo caso il termine swahili rimanda all’idea di comunione d’indenti. Dagli elementi naturali ha tratto spunto anche il Malawi, che ha guardato alla propria bandiera: vi sono raffigurati i raggi del sole e così i calciatori vengono chiamati “le fiamme”. Fa riferimento al suo clima la Guinea Equatoriale: il soprannome è “i fulmini nazionali”. Quello dello Zambia, ricco di risorse nel sottosuolo, “i proiettili di rame”.

Uno sguardo al mare

Certi soprannomi fanno poi rima con tradizione. C’è chi si è affidato al proprio patrimonio linguistico: i giocatori del Sudafrica sono “i bafana bafana”, forma d’incitamento, in lingua zulù, equivalente ad un “forza, ragazzi”. Altre volte si è buttato un occhio al passato. Salah e compagni sono “i faraoni”, come i sovrani dell’antico Egitto. La Mauritania ha tributato “gli Almoravidi”, la dinastia berbera che ha regnato sul Sahara, mentre il Ciad “i Sao”, una civiltà ancestrale dell’Africa centrale. “I pescatori del Mar Rosso” rappresentano il Gibuti e la sua storia marinara. Il Swaziland, ora Eswatini, ha omaggiato il proprio monarca e, richiamando la bandiera nazionale, ha optato per “lo scudo del re”. Riferimento alla guerra anche per altre Nazionali. La Libia ha “i cavalieri del Mediterraneo” (ennesima riprova della combo prevalentemente nordafricana, vista dal Marocco alla Tunisia, di nome+riferimento territoriale), le Seychelles “i pirati”, lo Zimbabwe “i guerrieri” (quelli Zulù) e la Namibia “i guerrieri coraggiosi” (quelli Herero). Soprannome meno fantasioso per il Congo: “i diavoli rossi”, in omaggio alla divisa della squadra. E le Isole Riunione? Il dipartimento francese d’oltremare è associato ad un gioco di parole: “Club R”.

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