Da Rubio a Buffon, da Phelps alla Biles: i campioni e la depressione

Dal calcio al nuoto, alla ginnastica, tutte le storie dei campioni che sono finiti al buio

Il buio oltre l’area di rigore, nel silenzio di un palazzetto che ti ha visto andare cento-mille diecimila volte a canestro, tra le cartacce che volano a casaccio nella tribuna dello stadio vuoto. Il male di vivere, per pigrizia attovagliato come depressione. Prima si pensava che capitasse quando il campione ha smesso e ad inseguirlo sono i ricordi: cala il sipario, diventi uno dei tanti, uno tra la folla e la folla non ti riconosce più. Non accetti il naturale declino, non riesci a farti una ragione del silenzio che ti circonda e allora cerchi la chiave di una nuova vita, senza tuttavia trovarla. Da qualche anno invece capita nel mentre, un minuto dopo la sbornia della festa, qualche volta un minuto prima, per paura della festa e della felicità che ti sta investendo; capita appena dietro l’angolo della vittoria, tra le pieghe di una quotidianità privilegiata. Ricky Rubio – che nei giorni scorsi ha detto addio alla Nba per curare la sua salute mentale -. è solo, ma non è il solo. Pure Thierry Henry l’ha confessato proprio in questi giorni: “Durante la mia carriera sono stato depresso”. Molti gli sportivi che a un certo punto guardano il buco nero delle loro vite, si sporgono oltre la recinzione e si perdono. Talvolta è per un attimo, altre è per sempre. 

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