Da Pirlo ad Allegri: quante operazioni fantasia… Ma il lifting non sempre funziona

Da Ramsey a Danilo, da Chiesa a McKennie: i due più recenti allenatori della Juve si sono trovati (per ora) alle prese con problemi simili: ecco le soluzioni sperimentate. Ed i relativi risultati, al momento poco brillanti

Prima Ramsey, poi Danilo, quindi Chiesa e McKennie. Sono le più recenti operazioni-fantasia sperimentate da Allegri nella sua Juve bis delle prime due giornate. Per restare ai giorni nostri, perché l’impiego di giocatori in ruoli non propri è ormai inveterata prassi in casa bianconera che risale pure all’era Pirlo, tanto per non andare troppo a ritroso. Il tutto per trovare una quadra là dove c’era (e c’è) da completare un puzzle riempiendo tasselli mancanti, o per cercare di dare una seconda vita a giocatori in cerca d rilancio. Di qui la necessità, ieri per Pirlo e oggi per Allegri, di trasformarsi anche in artigiani capaci di forgiare nuovi ruoli per “vecchi” giocatori, o convincere qualche giocatore ad adattarsi a un ruolo diverso dall’originario.

Kulusevski e Bernardeschi

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Partendo dal passato, Pirlo si è trovato di fronte a due iniziali, determinanti snodi che non è riuscito a risolvere e che hanno zavorrato la stagione della sua Juve, fino al termine della stagione (finita con due trofei, ma anche un quarto posto acchiappato per i capelli e un’eliminazione agli ottavi di Champions contro il Porto). Il primo: l’assenza di un regista, che l’ha portato a “promuovere” nel ruolo Bentancur, vista anche la prolungata assenza per problemi fisici di Arthur, e a provare davanti alla difesa anche Danilo; il secondo: la presenza in rosa di giocatori giovani e/o dall’identità tattica non ancora consolidata, fatti ruotare in varie zone del campo ed alla fine rimasti irrisolti: è il caso di Kulusevski e Bernardeschi, il primo impiegato da mezzala, esterno o seconda punta, l’altro persino da terzino. Con risultati mai del tutto convincenti, in nessuno degli esperimenti portati avanti un po’ per forza un po’ per convinzione.

Danilo e Ramsey

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Al netto dei più recenti ingressi (leggi Locatelli e Kaio Jorge, con Kean a ruota) troppo freschi per aver lasciato un segno nella gara contro l’Empoli, Allegri si è trovato a ripartire dallo stesso materiale tecnico e dagli stessi problemi che hanno assillato Pirlo per l’intera stagione. In attesa del play azzurro, Max si è nel frattempo inventato Ramsey regista, una mossa che avrebbe potuto avere un doppio risultato: risolvere il “buco” davanti alla difesa e rilanciare un giocatore in chiara difficoltà rispetto al suo più glorioso passato. Risultato: il gallese, che ha giocato contro l’Udinese mentre un infortunio lo ha fermato prima dell’Empoli, non ha convinto nel nuovo ruolo. E pure Danilo, giocatore duttile la cui intelligenza è assai stimata da Allegri, impiegato da regista contro i toscani, non si è dimostrato all’altezza della situazione. Ora con Locatelli sarà un’altra musica, in attesa di vedere se il mercato riserverà qualche altra sorpresa a centrocampo.

McKennie e Chiesa

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E che dire di McKennie e Chiesa , scesi in campo nella prima partita del dopo-Ronaldo rispettivamente nel ruolo di trequartista e punta al fianco di Dybala? Il “Maghetto” chiarisce da subito che quello non può essere il suo ruolo: è il peggiore in campo fra i suoi (voto Gazzetta 4,5), non fa mai una giocata intera finché Allegri sancisce la fine dell’esperimento, sostituendolo. Chiesa stesso, pur risultando il migliore (6,5) juventino in campo, appare persino sprecato in un ruolo così avanzato, pur potendo occupare qualsiasi posizione d’attacco per completezza di bagaglio tecnico. La partenza di Ronaldo ha tolto non solo una ricca dote di gol, ma anche qualche soluzione tecnica dal bagaglio di Allegri: ora sta all’allenatore, anche in base a quel che il mercato potrebbe conferire nelle ultime ore, trovare il giusto assetto offensivo, miscelando vecchio e nuovo in una delle molte combinazioni possibili, con o senza variazioni di ruolo.

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