Da Facchetti a Strama, quanti ribaltoni nella storia. Inter, si può fare

Le imprese con Herrera, i miracoli in Coppa Italia negli anni ‘80. E nel 2012 l’unico colpo all’Allianz: ecco perché si può ripetere

Stanotte cerca a Torino un po’ di sana follia, ma all’Inter basterebbe guardarsi indietro. Trovare ispirazione dalle tante volte in cui ha rigirato la frittata, ribaltato una qualificazione già decisa, beffato il destino. Fatto cose pazze insomma, cose da Inter: solo così può scalare la salita dell’Allianz dopo lo scivolone dell’andata. Quando è capitato in un ritorno di Coppa Italia ha fatto rumore: nei quarti 1981-82, in un San Siro innevato e davanti a mille arditi, l’Inter di Bersellini arrivava da un 4-1 subito nella Capitale. Ne fece 3 alla Roma (Beccalossi e doppio Altobelli) e poi andò a vincere il trofeo. Nei quarti del 1985 i nerazzurri di Bagnoli caddero 0-3 in casa del Verona campione di Italia e poi al ritorno ecco l’impresa che trasuda interismo: 3-0 nei 90’, Causio nei supplementari, beffa veronese di Elkjaer, e Brady che all’ultimo soffio fa esplodere San Siro. Un 5-1 per gli almanacchi.

In Europa

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L’Inter oggi gioca quello che Brera chiamò “derby di Italia”, ma anche l’Europa è stata terreno di caccia e rimonte. In principio fu la gloriosa semifinale di Coppa Campioni 1965. Nel 3-1 dell’andata a Liverpool decisivo il golletto della speranza di Mazzola. Poi a Milano una foglia morta di Corso, una furbata di Peirò e il suggello di Facchetti. Da lì la Grande Inter andò a prendersi col Benfica la seconda Coppa consecutiva. Nel 1990-91, epoca Trap, erano solo sedicesimi di Uefa: dopo un 2-0 disastroso a Birmingham, contro l’Aston Villa, il solito salvifico tris nerazzurro (Klinsmann, Berti, Bianchi). Lungo la cavalcata della Uefa vinta nel ‘98 per due volte l’Inter di Simoni dovette recuperare da una andata sciagurata: ai sedicesimi col Lione e agli ottavi con lo Strasburgo. Niente di epico come gli ottavi di Champions col Bayern nell’anno I post Triplete. In quel 2011 papera di Julio Cesar a Milano e in Baviera 2-3 in rimonta suggellato dal destro di Sneijder e dal sinistro di Pandev.

A Torino

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Più in generale, visitare l’arcinemica non è stato mai piacevole per l’Inter. Non è certo un caso che la vittoria più robusta a Torino risalga a prima ancora della Grande Guerra: campionato 1911-12, girone eliminatorio ligure-lombardo-piemontese, Juventus-Internazionale 0-4. Le cronache raccontavano di un terreno “melmoso e ridotto ad acquitrino”: i nerazzurri non avrebbero voluto sporcarsi e invece è lì che l’Inter si esalta… Dei gloriosi anni Sessanta resta un 2-4 al Comunale (l’ottobre 1961, primi bagliori di Grande Inter) e uno 0-2 che avvicinò lo scudetto ‘65. Tra le poche gioie italiane di Roy Hodgson, invece, il clamoroso tris al Delle Alpi nel 1996: andata dei quarti di Coppa Italia, Zamorano-Ince-Djorkaeff. L’eroe del nuovo millennio si chiama Julio Cruz, che imbizzarriva alla vista della Zebra: a segno nell’1-3 del novembre 2003 e nell’0-1 dell’aprile 2005. Nella prima Zaccheroni fece lo sgambetto a Lippi, nella seconda Mancini a Capello. Sempre in Coppa Italia, ritorno dei quarti 2008, Balotelli svelò al mondo il suo talento: quella doppietta in uno storico 2-3 fu una promessa di gloria, purtroppo non mantenuta. Da quando poi c’è l’Allianz andare a Torino per l’Inter è una seduta dal dentista senza anestesia. L’unico a uscirne con un sorriso a 34 denti è stato Andrea Stramaccioni: il suo 1-3 nel novembre 2012 interruppe il ciclo di 49 gare senza k.o. della Juve di Conte. Quel giorno Antonio non c’era causa squalifica, ma con quello stesso punteggio (e quella stessa pazzia) oggi abbraccerebbe la finale.

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