Da Bartali al bidet, perché siamo così ossessionati dai francesi?

I Bleus escono e gli italiani esultano come se fosse una vittoria: quali sono i meccanismi di questa acredine? E non sarebbe ora di superarla?

Francia eliminata dall’Europeo e italiani in festa. Sui social imperversano le solite battute sul bidet, sanitario mancante nei bagni d’Oltralpe e per la verità nei bagni di buona parte del mondo. Curioso che il bidet l’abbiano inventato proprio i francesi, però è un dato di fatto che pochi ricordano o che preferiscono omettere. Poi i meme sulla rivincita dei Maneskin, gruppo musicale vincitore dell’Eurovision, ingiustamente accusato dalla perfida Francia di far uso di sostanze proibite. Bidet e Maneskin, questi siamo, ma non è che molti anni fa Paolo Conte in “Bartali”, una delle sue canzoni di culto, ci fosse andato leggero: “E francesi che si incazzano e le balle ancora gli girano”. Se stiamo sulla musica, un altro cantautore, Gianmaria Testa, purtroppo scomparso, aveva descritto in “Ritals” la complessità dell’essere emigrati in Francia: “Lo sapevamo anche noi/ il colore dell’offesa/ E un abitare magro e magro/ Che non diventa casa”. “Ritals” è il soprannome dispregiativo con cui in Francia e nella nazioni francofone come il Belgio venivano e vengono chiamati gli italiani emigrati. Secondo una teoria linguistica, “ritals” sarebbe l’abbreviazione di “rifugiati o residenti italiani”, scritta che all’inizio del secolo scorso compariva sui documenti dei nostri connazionali in Francia. “Ritals” oppure “Macaronis” e qui la traduzione è facile, intuitiva: italiani mangiatori di pasta.

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