Da aprile 2021 a aprile 2024: i tre anni dei Friedkin che hanno fatto grande la Roma

C’è stato un tempo, neppure troppo lontano, in cui le stagioni della Roma finivano a febbraio, massimo marzo. Eccezion fatta per il 2018 – semifinale di Champions con Di Francesco -, negli ultimi anni dell’era Pallotta gli unici eventi degni di nota erano stati gli addii di Totti e De Rossi: stadio pieno, lacrime, rabbia. Tutto qui. Dal punto di vista sportivo, a parte qualche battaglia per un piazzamento Champions (notevole, per carità, ma di certo non emozionante) le stagioni finivano a marzo. In ballo non c’era mai niente di concreto, tangibile, bello: un trofeo, ad esempio. Ma anche qualcosa di più che non fosse: dobbiamo arrivare tra le prime quattro per non cedere i migliori, per fare cassa, per sistemare il bilancio. Anche oggi, magari, è così, perché è chiaro che conquistare un posto in Champions League è oro per le casse, ma tutto questo non viene più ripetuto come un mantra. Oggi la Roma cerca la Champions per i soldi, ma anche per il prestigio, perché manca da troppo e perché l’Europa è diventata un meraviglioso veicolo di sogni. E qui veniamo al secondo punto, che poi forse è il primo: da quando ci sono Dan e Ryan Friedkin al comando la Roma, almeno fino a maggio, sogna di poter riaprire la bacheca. Per un club che dal 2008 ha vinto una volta sola cosa è, se non ossigeno?

Roma, tre anni di sogni

Nel 2021, il 29 aprile, la Roma di Fonseca giocava la prima semifinale europea con lo United: da quel momento la squadra non si è più fermata. Finale vinta nel 2022, finale l’anno successivo, semifinale quest’anno. Battere il Leverkusen sarà difficilissimo, la finale di Dublino è tanto possibilità quanto miraggio perché sbattere fuori i campioni di Germania sarebbe veramente un’impresa. Ma la Roma, con i suoi limiti forse, ma anche con il suo coraggio, ci proverà. Accompagnata da tifosi mai così pazzi d’amore e pazzi non è neppure un termine troppo casuale: come si possono chiamare quelle donne e quegli uomini che ieri, in 200, sono andati a Udine per una partita “sveltina”, di soli 20′? E, ancora, visto che siamo ad aprile: se il 29 di tre anni fa c’era la prima semifinale dell’era Friedkin, il 10 del 2022, contro la Salernitana, iniziava l’impressionante serie di sold out dello stadio Olimpico. Due anni e un’esplosione d’amore che non si vedeva davvero da tempo Anche qui i discorsi sono paralleli: da una parte le casse che sorridono, dall’altra il cuore che batte. Non è detto che una cosa escluda l’altra, non è detto che i clienti (così venivano definiti i romanisti) non possano essere anche, se non soprattutto, tifosi. Amici. Compagni di viaggio. Questo, i Friedkin, lo hanno capito subito. E, indipendentemente da come andrà contro il Bayer Leverkusen, anche quest’anno avranno regalato ai romanisti qualcosa che non ha prezzo: la possibilità di sognare.  E di volare, tanto l’aereo lo guida Mr Dan.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Precedente Vai Fagioli, manca sempre meno: countdown Juve, quando può giocare? Successivo Gudmundsson dal Genoa all'Inter con la formula Frattesi