Cubarsì, ecco la nuova stella del Barcellona che fa sognare la Spagna

BARCELLONA – Avere 17 anni ed essere il più fotografato al ritiro della tua nazionale: fatto. A Barcellona è nata una stella destinata a brillare a lungo. Ebbene sì, ieri mattina, al centro sportivo di Las Rozas, quartier generale dell Roja, tutti cercavano lui: Pau Cubarsí, giunto a Madrid per il suo debutto assoluto agli ordini di Luis De La Fuente. E dire che, fino allo corso 18 gennaio, il giovane canterano del Barcellona non aveva nemmeno fatto il proprio esordio con la camiseta blaugrana. Da allora, però, non si fa altro che parlare del talentuosissimo centrale catalano – diventato, in pochissimi tempo, una delle pedine inamovibili dello scacchiere di Xavi Hernández – e della sua irruzione che, per molti versi, ricorda quella della scorsa estate, quando a stravolgere gli equilibri del Barça, prima, e della Spagna, poi, fu Lamine Yamal: «Quando ha la palla Cubarsí le mie pulsazioni non aumentano – ha assicurato Xavi, subito dopo la sfida di Champions League vinta, martedì scorso, dai blaugrana contro il Napoli – il suo grande pregio è proprio quello che il suo allenatore è tranquillo quando ad avere la palla è un ragazzo di 17 anni. E questo non ha prezzo. Il Napoli ci ha pressato per tutti i 90 minuti, ma lui è sempre riuscito a trovare l’opzione migliore». E, del resto, alla fine della gara che ha sancito l’eliminazione degli azzurri dalla massima competizione continentale è stato proprio “Fa’ la cosa giusta Pau” a ricevere, nel giorno del suo esordio in Europa, il premio di Mvp dell’incontro: «Ha la testa sulle spalle. È tranquillo, riflessivo, umile e, soprattutto, ha una gran voglia di migliorare. Ed è proprio questa sua predisposizione a renderlo migliore giorno dopo giorno. Stiamo assistendo a una meravigliosa irruzione in scena sia per il Barça che per il calcio spagnolo in generale che si assicura un centrale di grandissimo livello per molti anni».

Impatto, intelligenza tattica ed impostazione

Il suo impatto devastante è paragonabile per velocità (azione-reazione) alla folgorazione che colpì gli osservatori del Barça sulla via di Girona, quando lo videro giocare, sei anni fa, con la maglia del club vermell-i-blanc. Aveva 11 anni e, improvvisamente, la Masia diventò la sua seconda casa. Un vero e proprio orgoglio per un bimbo che sognava di diventare Carles Puyol e che, invece, prima di raggiungere la maggiore età si è già guadagnato la fama di essere «il mix perfetto tra Puyol e Piqué», mica due centrali qualunque. Oltre al carattere da leader e alla grande esuberanza fisica che gli permetteva di anticipare il proprio avversario, qualità principali del mitico ex capitano blaugrana, Cubarsí ha dimostrato di avere l’eccezionale intelligenza tattica e la naturale predisposizione – made in La Masia – a uscire palla al piede e impostare l’azione della propria squadra, come se fosse un regista aggiunto, di Piquénbauer. Insomma, anche se riuscisse a mantenere la metà delle promesse che esperti e tifosi hanno fatto a suo nome in soli due mesi, la sua sarà una grandissima carriera, parafrasando Xavi, sia al Barça che in nazionale. Un doppio binario parallelo percorso in passato, oltre che da Puyol e Piqué, anche da gente come Busquets, Iniesta, Cesc, Pedro, Alba e lo stesso Xavi, protagonisti della Roja più forte di tutti i tempi. E la verità è che la storia potrebbe ripetersi proprio grazie alla nuova orda di talenti venuti fuori dalla cantera culé: alle spalle di Cubarsí e Lamine Yamal ci sono, infatti, Fermín López, Hector Fort e Marc Guiu che stanno bussando con insistenza alla porta della prima squadra blaugrana. E davanti a loro, sebbene in questo momento si

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