Crisi Juve, la diagnosi di Cuadrado: “Colpa di chi va in campo, non di Pirlo”

Il colombiano parla da veterano dello spogliatoio, tra gli obiettivi di fine stagione, il sogno Champions (“Sono fiducioso”), la maglia numero 7 lasciata a Ronaldo, il derby di sabato e l’esperienza del Covid

“Andrea Pirlo sta facendo un grandissimo lavoro, non è facile arrivare in un top club. Non è colpa sua, siamo noi che andiamo in campo”. Ormai veterano dello spogliatoio, 32 anni, alla Juve dal 2015 – e la faccia nella notte dell’eliminazione col Porto tra i bianconeri di lunga data ce la mise lui -, Juan Cuadrado parla delle spine di questa stagione e del lavoro di Andrea Pirlo. “Ci sono cambiamenti e giocatori nuovi, dobbiamo avere pazienza. Noi abbiamo perso dei punti che non dovevamo e per questo ci troviamo in questa situazione. Dobbiamo crederci fino alla fine e provare a fare più punti possibile”.

Obiettivi e Champions

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Il colombiano della Juve, squalificato nell’ultima partita prima della sosta con il Benevento e pronto a rientrare, ha parlato in un incontro telematico col Liceo Scientifico e delle Scienze Applicate Sant’Anna sul tema “La sfida del Covid nello Sport”. Svariando però naturalmente su molti altri temi. A partire dagli obiettivi di fine stagione: “Vincere queste ultime partite e cercare di stare nei primi posti per raggiungere la Champions. La finale di Coppa Italia è importante visto che siamo usciti dalla Champions”. Sull’eliminazione ha detto: “È il calcio, la gente pensa sia facile ma non lo è mai. Quando non raggiungi un sogno non è perché sei scarso. Bisogna lavorare finché non ce la fai. Continueremo a farlo e sperare che tocchi a noi. Sono fiducioso che essendo una grandissima squadra potremo riuscirci”.

Derby e Ronaldo

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C’è stato modo di parlare anche di un compagno non come gli altri, Cristiano Ronaldo: “È uno dei migliori al mondo, è un professionista da cui c’è solo da imparare. È un esempio per la voglia che mette in ogni partita e allenamento. Quando è arrivato non ci credevo. Avergli dato il 7? Per me non era importante, conta giocare. È più importante dare che ricevere”. Ora arriva il derby: “Speriamo di vincere, non dobbiamo avere paura. Ci alleniamo per scendere in campo con voglia e per fare un buon risultato”.

Covid e fede

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Ma al centro dell’incontro c’era appunto il Covid, visto dal suo punto di vista: “È un momento particolare per tante persone. Noi come calciatori stiamo spesso fuori casa, io ho potuto conoscere meglio la mia famiglia e i miei figli. Anche se è stato difficile per molti, per me è stato bello”. Cuadrado parla per esperienza diretta: “Quando ho scoperto di essere positivo al Covid ero molto tranquillo. Ero asintomatico e potevo fare tantissime cose. È stato difficile perché vedere i miei compagni giocare e non potevo darli una mano. In quel periodo mi sono riposato fisicamente e spiritualmente”. Il colombiano ha parlato della fede (“È una speranza, la speranza che ci sia qualcosa dopo la morte”) e del percorso per arrivare fin qui: “Ho fatto tante rinunce. A 13 anni sono andato via da casa per raggiungere il mio obiettivo”. Adesso può concentrarsi su quelli sul campo.

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