Criscito capitano disperato: rimasto per salvare il suo Genoa, senza pace per l’errore

Aveva detto no al trasferimento immediato Toronto per aiutare il Grifone. Il rigore sbagliato vissuto come un dramma. E anche Audero si commuove e lo consola con un bacio

Era tutto fatto: trasferimento, contratto, l’amico Insigne come nuovo compagno di squadra e una nuova avventura pronta per essere vissuta e scoperta giorno dopo giorno. Poi il dietrofront: “No, io resto al Genoa. Non posso abbandonare la nave, da capitano, nel momento più difficile mai vissuto (almeno recentemente) dalla mia squadra”. Mimmo Criscito, rifiutando la ricca offerta del Toronto poco dopo gennaio, aveva fatto una scelta di cuore. Per salvare il Genoa, appunto. Ma il destino a volte sa essere parecchio beffardo.

L’episodio

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Siamo al 93’ del derby tra Genoa e Sampdoria, sempre particolarmente sentito da tutti, sì, ma forse mai come questo. Rossoblù e blucerchiati si giocano la vita, in ballo c’è una buona fetta della permanenza in Serie A. La Samp è avanti grazie al gol di Sabiri (siglato al 26’), ma a pochi secondi dal fischio finale ecco l’occasione per il Genoa: Destro colpisce di testa, il VAR rileva un tocco di mano di Ferrari e assegna un calcio di rigore che può valere non solo il pari ma anche una spinta pazzesca per il finale di campionato degli uomini di Blessin. Dal dischetto va proprio lui, Mimmo Criscito, entrato ad inizio ripresa per portare in campo un po’ di quella “genoanità” necessaria per battagliare in una stracittadina cosi decisiva. Era rimasto per salvare il Grifone… L’epilogo, però, per lui è amarissimo: il portiere blucerchiato Audero vola sulla sua destra, intercetta il tiro dagli undici metri del capitano del Genoa e pochi secondi dopo arriva il fischio finale, tra la delusione di tutto l’ambiente rossoblù, l’euforia di quello blucerchiato e le lacrime di Criscito. E chissà cosa sarebbe successo se quel trasferimento in MLS l’avesse effettivamente accettato fino in fondo…

Senza pace

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Il dopo partita tocca il cuore. Criscito senza pace. In lacrime sul campo, girovagando senza una destinazione. Poi a chiedere scusa alla curva rossoblù, poi abbracciato dai compagni, infine rincuorato anche dagli avversari, Audero in testa, toccato dal dolore dell’avversario al punto da schioccargli un bacio affettuoso. E lui che proprio non riesce a lasciarlo il campo, quasi che tutto si potesse rifare. Invece no.

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