CR7, una notte da film: da riserva al gol partita annullato. Allegri: “La panchina? Ho deciso io”

L’esclusione dalla formazione titolare ha riacceso le voci sulla sua possibile partenza, poi Nedved e Allegri hanno dato una spiegazione diversa. In campo l’ultima mezzora, si era anche vestito da salvatore della patria, fermato da un fuorigioco millimetrico

Giuseppe Nigro

22 agosto – Milano

Altro che bianco e nero, che sarebbe un classico quando si parla di Udinese-Juventus. La narrazione attorno a Cristiano Ronaldo ha vissuto tutti i colori del calcio nella serata dell’esordio in campionato della Signora a Udine: dal mercato alla condizione fisica, dalla scelta tecnica al possibile finale da salvatore della patria. Gli era già riuscito, tre mesi e mezzo fa, con la doppietta negli ultimi otto minuti alla Dacia Arena che aveva riaperto le porte della Champions League alla Juventus. Allora, però, senza l’impatto scenico dell’ingresso dalla panchina. Di cui, dopo il pareggio a Udine con cui ha aperto la sua seconda esperienza alla guida della Juventus, si è preso tutta la responsabilità Massimiliano Allegri: scelta mia. Come a segnare l’alba di una nuova idea di gestione del portoghese. Tanto rumore per nulla? Con Cristiano, mai.

LA SPIEGAZIONE DI MAX

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“Cristiano sta bene, avevo parlato con lui vedendo a inizio stagione le condizioni un po’ di tutti, pensando anche alla partita soprattutto all’inizio, e gli ho detto: ‘Vieni in panchina, nel secondo tempo ci sarà bisogno di entrare’. Lui si è messo a disposizione, ha fatto anche bene: aveva anche fatto gol, poi purtroppo per un centimetro non era buono”. Va letto quindi come il primo episodio di una diversa interpretazione su come impiegare il portoghese rispetto al desiderio onnivoro di essere sempre in campo visto nelle ultime due stagioni? “Come gestirlo… Ci sono tante partite, c’è bisogno di gestire tutti – ha buttato la palla in corner Allegri -. Ci sono le cinque sostituzioni, per me era la prima volta e devo capire bene come gestirle, non so se ho sbagliato o no”.

SIRENE DI MERCATO?

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La doccia gelata a poco più di un’ora dal fischio d’inizio: nella prima formazione titolare dell’Allegri-bis Ronaldo non c’è, è in panchina. Impossibile non collegare la mossa all’assenza già nell’ultimo test di giovedì alla Continassa contro l’Under 23, dubitando sulla genuinità della motivazione ufficiale di allora, lavorare sulla condizione. E impossibile non collegare entrambi gli eventi alle voci che lo vogliono desideroso di esplorare fino al 31 agosto ogni scenario possibile di mercato, dopo un’estate in cui non ha mai detto chiaramente di voler restare alla Juve. Lo dicono altri per lui, da tempo. L’ultimo, in ordine, Max Allegri alla vigilia: “A me ha detto che vuole restare, la sua volontà di andare via non c’è mai stata”. Poi la panchina.

LA POSIZIONE DEL CLUB

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A Udine il primo a metterci la faccia è stato il vicepresidente bianconero Pavel Nedved: “Non bisogna cercare sensazioni dove non ce ne sono – ha detto in tv prima della partita sulla panchina di Ronaldo -. E’ stata una scelta condivisa con il giocatore, siccome siamo a inizio stagione è normale che la condizione non sia al top. E non riguarda solo Cristiano ma tutta la rosa, anche un campione d’Europa come Chiellini. Il mister sta cercando di mettere in campo la formazione migliore, sono scelte per essere competitivi stasera”. Quindi Ronaldo resta alla Juve? “Assolutamente sì”, la risposta di Nedved con la determinazione che il club bianconera usa da tutta l’estate quando si affronta l’argomento.

FUORI DAL CAMPO

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Osservato speciale fuori dal campo, ma abituato ai riflettori, Cristiano è uscito dagli spogliatoi scherzando insieme a Kaio Jorge con l’atteggiamento della chioccia. Lo stesso atteggiamento, obiettivamente non tipico di uno che vuole andarsene, quando al primo cooling break alla mezzora è apparso molto attivo nel dare indicazioni ai compagni, su tutti Morata e Bernardeschi. Subito dopo il ritorno dal riposo, quando Allegri lo ha chiamato dalla panchina e Ronaldo si è alzato per andare a scaldarsi, il boato di una Dacia Arena largamente di fede juventina: “Allora non è rimasto in panchina perché se ne va?”.

IN CAMPO

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A mezz’ora dalla fine, eccolo in campo, al posto di Morata nella tripla sostituzione con cui Allegri ha rivoltato come un calzino la Juve. Una sorta di 3-4-3 perfino con brani nel ruolo indicibile di punta centrale per Cristiano, rimasto poi davanti insieme a Dybala in una sorta di 3-5-2 con gli arretramenti di Kulusevski sulla mediana. Poco coinvolto, in verità anche poco cercato. Ma basta un tocco per cambiare tutto. Ronaldo ne ha avuti due, sulla testa. La prima dopo neanche cinque minuti: punizione dalla trequarti per il suo inserimento a centro area, ma il suo colpo di testa è finito a lato di poco. La seconda invece in gol c’è andata, saltando sopra a Becao al 5’ di recupero per quello che sarebbe stato il 3-2 del successo su cross millimetrico di Chiesa, celebrato con un trasporto che sarebbe singolare per uno che vuole andarsene. Ma millimetrico è stato anche il fuorigioco di Cristiano nella posizione di partenza. Notte da film, ma un film senza lieto fine.

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