Così Ribery ha stravinto il duello con Cristiano Ronaldo

Bisognerebbe prendere il filmato della partita di Franck Ribery e proiettarlo nell’aula magna di Coverciano durante una lezione agli allenatori di oggi e di domani con una raccomandazione: «Quando vi capiterà di vedere sul campo uno del genere, segnalatelo alla protezione calcistica dei Grandi Giocatori». A Torino, contro la Juve, questo ragazzino di 37 anni non ha fatto tanto, ha fatto tutto. Per 81 minuti, più il recupero del primo tempo, non ha mai smesso di correre, mai smesso di pressare, di dribblare, di rubare palla, di ripartire, di inventare. L’assist per il gol di Vlahovic è risultato alla fine l’atto decisivo, ma chi avrà la pazienza di rileggere la sua partita, azione dopo azione, si accorgerà che in fin dei conti quello è stato il gesto più naturale, più spontaneo. E’ tutto il resto che ha qualcosa di incredibile.

Fiorentina, Ribery scatenato nello spogliatoio

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Fiorentina, Ribery scatenato nello spogliatoio

Giocatore totale

Ribery ha giocato dodici anni nel Bayern Monaco dove ha vinto nove volte il campionato tedesco, una volta la Champions League, la Supercoppa Uefa e la coppa del mondo per club. Ha giocato quasi sempre da esterno, con Robben sull’altra fascia. Nell’anno del triplete (2012-13) a centrocampo si alternavano Javi Martinez, Schweinsteiger e Toni Kroos, poco più avanti Müller, nelle stagioni c’era un altro mostro sacro come Xabi Alonso. Per questo Ribery ha fatto l’ala, in qualunque altra squadra sarebbe stato un “totale” come nella Fiorentina. E’ un giocatore che mischia tante culture, quella olandese per la completezza delle sue conoscenze, quella francese per la tecnica, quella tedesca per la concretezza. A Torino ha difeso, rincorso, recuperato palla, lanciato, saltato l’avversario, creato spazio, ha messo a soqquadro il centrocampo della squadra campione d’Italia.

Le “vittime” Chiesa e Bentancur

E’ vero che la distrazione e la superficialità della Juventus sono state inconcepibili e imperdonabili, ma a mandare fuori giri Bentancur ha contribuito in modo determinante proprio Ribery. In occasione del primo gol si è fatto trovare da solo nel punto esatto dove sapeva che poteva colpire la difesa juventina. L’uruguayano, che gravitava nella sua zona, è stato la sua prima vittima. Eppure qualche giorno prima, a Parma, Bentancur era stato fra i migliori della Juventus. La seconda vittima è stato Chiesa che dal suo ex compagno ha preso una incredibile serie di rimbalzi. Avrebbe dovuto mettere a frutto l’anno vissuto insieme al francese a Firenze, invece ogni volta che lo attaccava non riusciva a trovare il tempo né il modo di intervenire con efficacia.

Regista ovunque

Franck rientrava di continuo sulla linea difensiva, nei rari momenti in cui la Fiorentina ha sofferto l’attacco della Juve era lì per farsi dare palla, per prendersi la responsabilità di far ripartire l’azione. Quando invece la Fiorentina saliva, era ancora lui il regista della squadra, un’occhiata in giro e piazzava la palla nel punto esatto oppure la custodiva nel suo personale caveau, tanto era la sua capacità di proteggerla. FR7 ha vinto nettamente il duello con CR7. Appartengono a categorie diverse, a livelli diversi, il portoghese ha segnato quasi 800 gol, ma la differenza sostanziale sta nella visionedel calcio: Ronaldo lo vede in funzione di se stesso, Ribery in funzione della squadra. A Torino è stato il viola che ha giocato più palloni, 62, quanti Milenkovic, che era diventato l’uomo in più dopo l’espulsione di Cuadrado e per questo era sempre libero. Ne ha sbagliato uno solo. Contro la Juve, Franck Ribery, il ragazzo nato a Boulogne-sur-Mer il 7 aprile 1983, ha fatto la partita del gioco del calcio.

Juve, che crollo! Ribery ispira e la Fiorentina dilaga a Torino

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