Corsi: “Spalletti e Sarri ve li racconto io. E se so qualcosa di calcio…”

Il presidente dell’Empoli ha lanciato entrambi: “Convinsi Luciano due volte. Maurizio partì male. E gli rinnovai il contratto”

Di allenatori (e giocatori) ne ha lanciati tanti. Ma quando parla di Luciano Spalletti e Maurizio Sarri, c’è una cosa che Fabrizio Corsi ammette: “Se so qualcosa di calcio, è stato grazie al confronto quotidiano con loro”.

Non solo perché a Empoli hanno vinto, dunque. Ma perché hanno insegnato. Al presidente e alle sue squadre: “Due personaggi unici. Da noi è così: prima c’è il rapporto umano, poi quello professionale”. Spalletti è di quelle parti (Certaldo) e all’Empoli è di casa da sempre: vi era arrivato nel 1991 per chiudere la carriera di giocatore e cominciare quella di allenatore, prima nelle giovanili e poi in prima squadra, fino al 1998; in Serie C ha vinto campionato e Coppa Italia, poi dalla B è subito salito in A. Anche Sarri è toscano e a Empoli è arrivato dopo, nel 2012, in Serie B: partito malissimo, poi ha svoltato fino alla finale dei playoff (persa con il Livorno), seguita l’anno dopo dalla promozione in A e quindi da una brillantissima salvezza, fino all’addio del 2015 per il Napoli. Mantenendo entrambi un rapporto speciale con l’Empoli e con Corsi.

Spalletti ritrova l’Inter e Sarri la Juventus: cosa proveranno?

“Sono incuriosito, anche se non si snatureranno. Non sono i tipi. Li accompagno sempre con il pensiero, sono partecipe delle loro vicende appena mi posso distrarre dalla nostra situazione. Per queste gare però non penso che abbiano tempo per i sentimenti. La loro professione li assorbe totalmente, in maniera maniacale, non si distraggono. Li vedo sempre molto concentrati: credo sia la loro forza”.

Da Milano e da Torino non sono andati via serenamente…

“No, non se lo meritavano. Eppure i risultati li hanno avuti: uno era stato chiamato per riportare l’Inter in Champions e l’ha fatto, l’altro ha vinto lo scudetto…”.

Il primo dei due che ha conosciuto è stato Spalletti.

“Ricorderò sempre quando abbiamo vinto a Modena la finale dei playoff contro il Como. La mattina dopo io e lui siamo andati a trovare un nostro caro amico non vedente. È stata un giornata surreale, ci sembrava di stare su una nuvola, abbiamo parlato di tutto ed eravamo sereni. Ora quel nostro amico non c’è più, ma penso che da lassù stia vegliando su di noi”.

Un’altra gita con lei è stata forse decisiva per la carriera di Spalletti…

“Avevamo appena vinto la B e lo portai a Castiglioncello. Voleva andare al Perugia, che gli faceva un corte spietata. Lo convinsi, gli dissi di restare, che fare un anno di A con noi gli sarebbe servito. E così è stato: ci siamo salvati ed è andato alla Sampdoria”.

E con Sarri? Partenza da incubo: 9 gare, 4 punti…

“Prendevamo troppi gol, eravamo ultimi. Ma lui ha azzeccato la mossa vincente facendo giocare Hysaj e mettendo Saponara trequartista. E poi anche in A partì male…”.

“Dopo la terza o quarta sconfitta gli dissi che sarebbe stato decisivo lui, che a febbraio l’avrebbero aiutato quei giocatori che allora, all’inizio, stavano stentando. Gli ho anche rinnovato il contratto come gesto di fiducia e lui quella settimana ha vinto proprio contro la Lazio”.

Ha legato anche con lui…

“Tanto. Ma Maurizio aveva un rapporto speciale con mio fratello, che ora non c’è più. Si chiudevano in uno stanzino dello spogliatoio a fumare, e non parlavano di sicuro di calcio. Preferivo lasciarli soli, anche perché quel fumo era insopportabile”.

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