Cooperativa Juve, Allegri ha 13 bomber. Così Vlahovic diventa un valore aggiunto

Iling l’ultimo ad aggiungersi: nessuno ha mandato a bersaglio più uomini di Max. Così Dusan si è riacceso, e ora anche le punte hanno meno pressioni

Giuseppe Nigro

8 gennaio 2024 (modifica alle 13:32) – MILANO

Nel giorno in cui la Juventus ha trovato, provvidenziale per la rete vittoria dopo il 90’, il secondo gol in tre partite di Dusan Vlahovic, che prima veniva da tre mesi molto difficili, la Allegri aveva riaperto la partita celebrando un gol del tredicesimo marcatore diverso di questo campionato, Samuel Iling che aveva segnato il pari con la Salernitana. Tredici, un dato notevole soprattutto in una stagione senza coppe europee. Nessuno ha fatto meglio in Serie A: solo il Frosinone ha fatto altrettanto, e tutte le altre sono dietro. 

Crisi e opportunità

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E’ l’altro lato della medaglia delle difficoltà a lungo vissute dal reparto d’attacco bianconero, la proverbiale crisi che ha generato l’opportunità di trovare altre risorse offensive, anche per il modo in cui la Juventus ha dimostrato di saper mandare al tiro giocatori che salgono da altri reparti, oltre a dimostrarsi particolarmente incisiva sui calci piazzati. La Signora è ancora lontanissima dai livelli dell’Inter, che ha segnato 15 gol in più in 19 gare e quindi quasi uno di media a partita, ma trovare comunque modi per andare in rete è stata l’arma fondamentale e necessaria per valorizzare il lavoro difensivo e tenersi in corsa, finché basterà così. E infatti con 29 reti totali la Juve ha solo il quinto attacco più prolifico, ma in risalita e comunque non più così distante dall’Atalanta a quota 30 e dalla Roma a 31. 

E ora c’è Dusan

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La coop del gol non toglie che il Vlahovic delle ultime tre partite di campionato è un giocatore di cui si può discutere la brillantezza complessiva (e la prestazione migliore è stata forse quella con la Roma in cui non ha segnato) ma in ogni caso da leccarsi i baffi dal punto di vista della produzione offensiva: due gol fatti e un assist per Rabiot in circa 200 minuti giocati. Dopo aver fatto una sola rete, all’Inter, nei precedenti tre mesi, il serbo ha aggiustato così numeri che ora lo vedono non dove richiederebbero gli 80 milioni della sua valutazione ma comunque risalire nella classifica marcatori: con 7 realizzazioni, sono rimasti ad aver fatto meglio di lui l’imprendibile Lautaro e poi altri non così distanti, da Berardi e Giroud a quota 9 gol al trio Gudmundsson-Lukaku-Soulé a 8. E poi arriva Dusan. 

Chi segna (e chi no)

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Considerando tutte le competizioni, dietro alle sue 7 reti ci sono Chiesa a 5, Gatti e Rabiot a 3, poi a 2 Rugani, Miretti, Milik, Yildiz Cambiaso e con una Bremer, Iling e Locatelli, più Weah il cui gol è arrivato in coppa Italia e che è dunque il 14° diverso marcatore stagionale. E, nonostante la recente aggiunta di Yildiz e Iling, ci sono ancora candidati plausibili che mancano all’appello del gol: da Kean ancora a zero, eppure ha giocato abbastanza, a McKennie che anche a Salerno ha sfiorato la rete, fino a chi in carriera ha dimostrato di saper segnare, come Kostic e anche Alex Sandro. Finché Vlahovic non sarà in condizioni di fiducia per prendersi la squadra sulle spalle senza soffrire le pressioni, il fatto che la Juve non dipenda solo da lui, contando anche su altre soluzioni, lo mette in condizione di essere un valore aggiunto, quello che mette il turbo alle ambizioni.

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