Come riparte il Milan: forma al top, Diaz scalpita, prima di Natale c’è il Napoli

La condizione psicofisica degli uomini di Pioli è più che buona, l’infermeria si svuota e lo scontro diretto è l’unica insidia di un calendario non durissimo

A metà fra l’abbraccio a un passato colmo di significato e le insidie di un presente che non ammette passi falsi. Il campionato di Stefano Pioli e del suo Milan ripartono da Firenze, a cui il tecnico rossonero è legato professionalmente e soprattutto umanamente. Una ripresa dei lavori non proprio agevole, se consideriamo che in questo momento la Viola è diventata a tutti gli effetti l’“ottava sorella” , a braccetto con la Juve a quota 18. Una squadra a cui Italiano, già capace a inizio anno di dare una lezione di calcio al Diavolo alla guida dello Spezia, è riuscito a dare un dimensione concreta ed efficace. Come arriva il Milan alla prima sfida dopo l’ultima sosta per le nazionali del 2021? Lo vediamo in cinque punti.

Il barometro tende al bello. E la prova più confortante arriva dall’ultimo quarto d’ora del derby. Un colpo di coda a cui il Milan ci ha abituato diverse volte lungo la gestione di Pioli, ma che in questo caso assume una valenza ancora maggiore perché è arrivato al tramonto di una sfida complessa come può esserlo una stracittadina, e nella settimana in cui i rossoneri avevano già affrontato Roma e Porto. Insomma, erano stati otto giorni di fuoco, eppure il Diavolo ha trovato la forza nelle gambe, e ovviamente nella testa, di mettere sotto i nerazzurri nell’ultimo spicchio di gara dopo una prima mezzora della ripresa in cui aveva comandato l’Inter. Significa che le gambe ci sono, e sono pronte per affrontare l’ultimo mese prima della sosta natalizia. Inoltre, l’infermeria che si sta gradualmente svuotando offre a Pioli alternative importanti che contribuiranno a sgravare un po’ i muscoli dei soliti noti.

Condizioni ottimali, ovviamente. E non potrebbe essere altrimenti osservando una classifica esaltante. Un mezzo passo falso nel derby poteva essere messo nel conto, e così è stato, ma alla fine è valso quasi come una vittoria considerando che il pareggio ha permesso di tenere l’Inter ad ampia distanza di sicurezza e allo stesso tempo di preservare il primato in virtù del pareggio casalingo del Napoli col Verona. Il Milan sta proseguendo e affinando il processo di consapevolezza mentale che lo ha ormai portato a credere totalmente nelle proprie qualità a prescindere dall’avversario. E a giocare il proprio calcio senza troppe riflessioni sulle potenziali difficoltà delle partite. Una sicurezza che non deriva dalla presenza di top player, ma di un gruppo conscio di poter vincere con chiunque. Quanto meno in Italia.

Il reparto medico finalmente inizia a respirare un po’. Quando ripensa alle partite in cui ne aveva fuori otto, a Pioli viene ancora qualche sussulto. Ora la situazione è sotto controllo. Romagnoli, che aveva saltato il derby per un’infiammazione all’adduttore, è disponibile, così come Ballo-Touré dopo l’allarme – rientrato – suonato in nazionale. Al momento gli indisponibili sicuri sono i lungodegenti Maignan e Plizzari, e Calabria, rientrato anzitempo dalla Nazionale per una lesione a un polpaccio. Messias si era già riaggregato al gruppo e anche Castillejo potrebbe riuscire a entrare nella lista dei convocati per Firenze. Pioli si ritroverà nella scomoda posizione di dover mandare qualche giocatore in tribuna, scelta poco simpatica ma che lungo la stagione si era posta pochissime volte.

Di nomi ne diamo due, perché nelle prossime partite passerà tanto da loro. Il primo è Tonali, sempre più faro guida del centrocampo rossonero. Sandro si è anche messo in evidenza in Nazionale (ottimo ingresso con la Svizzera, più opaco – come tutti gli azzurri – in Irlanda del Nord), a conferma di come questa sia la stagione della svolta. In una squadra dove a trovare il gol sono parecchi giocatori, è ancora più importante il lavoro nel cuore della squadra. Lo stesso discorso vale, una ventina di metri più avanti, per Diaz. Premiato anche lui dalla chiamata della nazionale spagnola, è atteso al ritorno sui livelli di rendimento pre Covid. Come per tanti altri giocatori, il virus ha scombussolato la condizione atletica di Brahim, ma la sosta e gli allenamenti con la Roja dovrebbero averlo rimesso in pari. Il Diaz della prima parte di stagione, fantasia e concretezza alle spalle del centravanti, è una delle figure chiave di questo Milan capolista.

Non malaccio. Tutt’altro. Se guardiamo gli impegni da qui a fine anno, la situazione tutto sommato non ha un coefficiente di difficoltà eccessivo. In campionato, a parte l’insidiosissima trasferta di Firenze alle porte, c’è un solo scontro diretto: quello col Napoli del 19 dicembre. Per il resto, avversari che non competono per un posto in Champions (e nemmeno in Europa). L’unico fattore ancora non incasellabile è la Champions: se il Milan mercoledì prossimo riuscisse nell’impresa di vincere in casa dell’Atletico Madrid, rimarrebbe agganciato in qualche modo al sogno di passare il girone, e la partita del 7 dicembre con il Liverpool diventerebbe decisiva. In caso contrario, i rossoneri potrebbero iniziare a dedicarsi soltanto al campionato (cosa che un buon numero di tifosi “consiglia” già).

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