Chiesa: “Felice per gli Europei, ora voglio vincere tutto con la Juve”

Il Telegraph ha intervistato l’ala bianconera alla vigilia della sfida di Champions contro il Chelsea: “Un grande avversario con un giocatore straordinario come Jorginho”

Ripensare alla magica serata europea di Wembley può essere un bel modo per caricarsi nel corso dell’avvicinamento alla sfida Champions contro il Chelsea, contro i campioni in carica nella competizione. La sfida tra Italia e Inghilterra si ripropone allo Stadium, con la Juventus di Max Allegri pronta a dare battaglia con cinque campioni d’Europa in carica contro uno, Jorginho, che corre per il pallone d’oro. L’esercizio di ripercorrere ogni istante del trionfo azzurro lo propone Federico Chiesa, in esclusiva su Telegraph: “La serata più importante della mia vita. Una finale fantastica, no?”.

Ricordo europeo

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Il numero ventidue bianconero torna ai calci di rigore, nel momento di maggiore tensione: “In realtà l’iniziale vantaggio dell’Inghilterra ci aveva spaventato, perché di solito non concedevamo nulla. La nostra umiltà e la nostra mentalità ci hanno aiutato a farcela. Ai rigori Donnarumma è stato straordinario, ne ha parati due e ha meritato il premio di migliore in campo”. Momenti che resteranno nella mente per sempre: “Berardi ha segnato, poi Belotti ha sbagliato, no? È stata dura. – racconta -. Ero accanto a Emerson Palmieri e mi sono rivolto a lui e gli ho detto “Non può essere. Cambiamo posizione”. Ero in ginocchio, quindi ho detto “alziamoci e vediamo se questo fa andare bene le cose”. Quindi ci abbiamo provato”. E quando Donnarumma ha respinto l’ultimo rigore a Bukayo Saka è stato il caos. La metà dei giocatori piangeva e l’altra metà correva per il campo cercando di abbracciarlo. Piangevano tutti per l’emozione, per un sogno diventato realtà”.

Falsa partenza

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“L’inizio di stagione non è stato il solito della Juventus”, ammette Chiesa. Consapevole che “dopo aver vinto gli Europei ci sarà più pressione su di me e sui miei compagni di squadra, ma è quello che vogliamo. Ecco perché ho deciso di venire qui. Le richieste sono più alte alla Juve, certo, perché vogliamo vincere tutto e quella pressione è il prezzo da pagare”. Poi sul suo arrivo a Torino, all’ultimo giorno del mercato estivo della passata stagione. “Ero così felice l’anno scorso quando sono arrivato qui per la prima volta e ora so come Giorgio (Chiellini), Leo (Bonucci), tutti i giocatori, lo staff, il presidente, qual è la mentalità della Juventus. Bisogna lavorare e migliorare, devo dimostrare molto di più. Voglio dare il massimo”. L’ambizione, insomma, non si è assottigliata: “Ho 23 anni. Ho appena vinto gli Europei con il mio Paese e gioco con la Juve! Ma, sai, ho tanta fame di vincere di più, di mostrare di più e di dimostrare di più a tutti e a me stesso e di migliorare ogni anno. E ora concentriamoci su mercoledì e affrontiamo il Chelsea, che è un grande avversario”. E che può contare su Jorginho, il faro della nazionale azzurra: “Giocatore straordinario. Spesso quando non è in palla sta facendo un sacco di “lavoro sporco” per la sua squadra. Ha una grande conoscenza del calcio, in campo e anche fuori perché aiuta gli altri giocatori a capire cosa dice l’allenatore”.

Personaggio

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Curioso, il personaggio Chiesa, non solo per la sua passione extra campo “per l’universo” ma anche per com’è arrivato al grande calcio, concentrandosi solo sul proprio percorso e non pensando a ripercorrere quanto fatto da papà Enrico. Che “senza alcuna pressione, mi ha aiutato ad arrivare al punto in cui sono oggi e lo ha fatto quando non giocavo nelle squadre giovanili. Ero concentrato solo sul tentativo di realizzare il mio sogno, di giocare in Serie A, e mio padre mi ha aiutato”. Anche perché a un certo punto pensava addirittura di poter smettere: “Quando avevo 14 anni ero piccolo e non avevo la fisicità dei miei compagni di squadra, quindi non giocavo. La mia famiglia mi ha aiutato a trovare un’altra opzione se non dovessi giocare e quella era la scuola. Hanno detto ‘guarda, non stai giocando ma dai il massimo in allenamento e arriverà il tuo momento’ ed è quello che ho fatto. È stata la decisione migliore che potessi mai prendere. E a 15 anni ho iniziato a crescere”. Pur senza accantonare gli studi: “Mia mamma (Francesca) mi ha sempre detto che “se hai buoni voti a scuola avrai buone prestazioni nel calcio e se hai buone prestazioni nel calcio allora avrai buoni voti a scuola”. Sono complementari”. E adesso c’è da prendere il massimo dei voti nella sfida Champions più prestigiosa nel girone, nell’esame fissato all’interno dell’aula magna dello Stadium.

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