Chiesa è uno spettacolo: la Juve stende i campioni d’Europa

Priva di Dybala e Morata, la squadra di Allegri prima soffre, poi cresce e tiene i 90′ senza cali di tensione. Tante le occasioni create, solo un paio di brividi nel finale: è a punteggio pieno nel girone

Le squadre italiane si confermano indigeste al Chelsea: quinta trasferta in Champions e quinto k.o. per la squadra inglese, che esce sconfitta 1-0 dall’Allianz Stadium. Terza vittoria consecutiva dunque per la Juve, dopo le ultime due in campionato, nonché secondo successo in Champions, dopo l’esordio vincente col Malmoe. Ma stavolta la soddisfazione è diversa, per la forza dell’avversario e perché, accolta con grande calore, la Juve tornava davanti al suo pubblico dopo due anni. Senza gli infortunati Dybala e Morata, ci pensa Chiesa: è un suo gol a dieci secondi dal via della ripresa a regalare tre punti alla Juve, contro un Chelsea umile e mai domo ma pericoloso in un paio di occasioni. Con la Juve che finalmente “dura” 90 minuti, senza cali di tensione e buona intensità.

La strana idea

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Max Allegri alla vigilia non scherzava: Bernardeschi “falso 9” preferito a Kean, e “strana idea” servita. Ma non è la soluzione di manciniana memoria l’unica sorpresa: Chiellini parte in panchina, con De Ligt al fianco di capitan Bonucci. Sull’opposta sponda Tuchel non offre effetti speciali, con Lukaku terminale offensivo di un 3-4-2-1 che ha nell’azzurro Jorginho il suo faro di centrocampo e nell’ex rossonero Thiago Silva il centrale difensivo. Per il resto Allegri dispone Chiesa e Cuadrado ai fianchi di Bernardeschi, in un 4-3-3 coraggioso e pure inatteso. Il Chelsea non si fa però sorprendere, gioca con disinvoltura e fin dalle prime battute mostra pressing altissimo e grande aggressività. La Juve soffre ma non offre il fianco. Impossibile però sottrarsi alla pressione inglese ed al suo palleggio ubriacante: nel primo quarto d’ora la squadra vive schiacciata dalla trequarti in giù, concedendo però un’unica palla buona a Lukaku (su angolo battuto rasoterra da Alonso), con Szczesny che ferma in due tempi.

Juve, dal bunker alle occasioni

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La squadra di Allegri trova a sua volta l’occasione della vita al 16’, quando Rabiot intercetta un pallone e parte ad ampie falcate in contropiede. Ma il suo lancio in profondità per l’accorrente Bernardeschi è precipitoso e troppo lungo, e Mendy non ha problemi a sventare. Ma la Juve ha trovato il copione giusto, e al 20’ è Chiesa ad involarsi palla al piede. Bernardeschi segue l’azione, troppo indietro perché l’altro Federico possa aspettarlo. Così Chiesa prova la conclusione personale, e da posizione angolata sfiora il secondo palo. Ora è lui ad occupare la posizione più avanzata, pronto a intercettare qualche pallone vagante o a scattare sul filo del fuorigioco. Tuchel si arrabbia coi suoi, il Chelsea torna alla carica con baricentro alto e una serie di uno-due ravvicinati con cui prova a prendere il tempo ai bianconeri. Ma la Juve chiude bene gli spazi e riparte, con lanci lunghi e verticalizzazioni decise, spinta anche da un tifo incessante. Prima Rabiot alza di poco la mira con un tiro da fuori, poi la Juve guadagna qualche metro e la sua offensiva da azione sporadica diventa azione più continua e ragionata. Il Chelsea cala nel ritmo e nell’aggressività, Lukaku appare isolato e ai margini del match, le sgasate di Chiesa continuano ad essere la variabile più efficace per vivacizzare le offensive bianconere. E’ una Juve che acquista coraggio e consapevolezza col passare dei minuti, ma che non riesce ad aumentare la qualità nel palleggio e soprattutto nell’ultimo passaggio. Così, dopo un avvio sofferto e un promettente crescendo, il primo tempo si chiude a reti inviolate.

Pronti, partenza, Chiesa

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Il tempo di rientrare in campo ed è già gol: sponda di Rabiot, tocco di Bernardeschi, Chiesa non perdona: è l’1-0 per la Juve, col gol bianconero più veloce dall’inizio del secondo tempo in Champions League. Poi la squadra di Allegri resta in controllo attivo del match. L’attenzione dietro è massima, Bernardeschi, pescato da Cuadrado, spreca dal cuore dell’area l’occasione per chiudere il match, quindi lascia il posto a Kulusevski. Il Chelsea rinuncia a Jorginho e punta sull’inventiva di Loftus-Cheek e Hudson-Odoi, la Juve torna in trincea, con dignitosa sofferenza. E una ritrovata voglia di fare la Juve, muovendosi con aggressività e autorevolezza in fase di possesso palla. Kulusevski si piazza dietro a Chiesa, pronto ancora a partire con qualche strappo dei suoi. Ma prendere d’infilata un Chelsea che attacca a testa bassa si fa più difficile, ancor più se l’uscita dall’area è imprecisa. Allegri attrezza la Juve per il quarto d’ora finale con Kean e McKennie al posto di Chiesa e Rabiot. La Juve è abile a chiudersi sigillando gli spazi. Alla fine concederà al Chelsea due occasioni, con gli errori di mira di Lukaku al 38’ e Havertz al 95’. C’è ancora spazio per uno scampolo di gara e di gloria per Chiellini, al posto di uno sfinito Bentancur. E la Juve per la prima volta conquista i tre punti con un 1-0 in perfetto Allegri-style.

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