Chi è Lopetegui, l’allenatore contattato dal Milan per il dopo Pioli

Il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare. E se c’è una qualità che certo non manca a Julen Lopetegui, basco di Asteasu, mille e cinquecento anime a 25 km da San Sebastian, è proprio il coraggio. Non tutti, infatti, avrebbero accettato la panchina della Spagna dopo Del Bosque, che con la Roja ha completato lo strepitoso doblete Mundial-Europeo, né quella del Real del dopo Zidane, all’indomani della conquista di tre Champions di fila. La prima delle due esperienze – peraltro strettamente legate tra loro – pareva poter svolgersi in maniera esaltante, salvo poi interrompersi di colpo. La seconda, invece, si è rivelata sfortunata sin dall’inizio ed è durata appena quattro mesi, chiudendosi con un esonero a seguito di una dolorosa manita, incassata al Camp Nou di Barcellona.

Lopetegui, malato di calcio

Dovesse davvero arrivare la chiamata ufficiale del Milan, pare scontato attendersi il sì di Lopetegui, uno che senza calcio proprio non sa vivere. Basti chiedere agli impiegati del Siviglia – dove il tecnico basco ha conquistato un’Europa League, imponendosi sull’Inter nella finale di Colonia – che non ci potevano credere che potesse esistere un allenatore più meticoloso e ligio di Unai Emery, un altro che tira fino a tarda notte a studiare video nella cittadella sportiva. Lopetegui è fermo dallo agosto 2023, quando davanti alle promesse di mercato non mantenute dal Wolverhampton, si congedò a una settimana dall’inizio della Premier. 

Lopetegui, lo strappo

La qualità che è mancata finora a Lopetegui, forse, è la tempistica. E a riguardo basti citare la repentina interruzione della sua relazione con la nazionale spagnola, arrivata a soli due giorni dall’esordio a Russia 2018. L’accordo col Real, per il dopo Mondiale, in effetti, poteva essere gestito meglio, anche se all’epoca ci mise del suo anche l’impulsivo ex presidente della Federcalcio spagnola, Luis Rubiales, che prese malissimo la decisione del suo ct e lo cacciò via su due piedi, senza badare al suo cammino immacolato fatto di 14 vittorie e 6 pareggi, zero sconfitte (36 gol fatti e solo 3 subiti nelle 10 gare ufficiali). 

Lopetegui, i maestri

Tattico raffinato, fine conoscitore del 4-3-3 e delle sue infinite varianti, Lopetegui vanta un passato da portiere di discrete qualità, che gli hanno permesso, nell’epoca in cui difendeva la porta del Logroñes, di far parte della spedizione spagnola a Usa 1994. Una manciata di presenze in Liga, prima col Real, poi con il Barça della coppia Bobby Robson-Mourinho, con in campo Guardiola e Luis Enrique, hanno fatto da premessa alla sua seconda vita da allenatore. Positiva, soprattutto, l’esperienza nel settore giovanile della Spagna, con cui ha festeggiato i trionfi agli Europei Under 19 e Under 21. Non benissimo, invece, nella successiva avventura alla guida del Porto, chiusa senza titoli, prima di tornare in auge sulla panchina della Roja. Qualche caduta – fece epoca, nel 2006, anche un suo svenimento in diretta tv – seguita sempre, però, dalla capacità di rialzarsi e di riprendere il lavoro con grinta e determinazione

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