Che bella la nuova Italia: 2-1 all’Ungheria e primo posto nel girone

A Cesena il primo successo azzurro in questa edizione di Nations League dopo il pari all’esordio con la Germania: gol di Barella e Pellegrini nel primo tempo, poi un autogol di Mancini aggiunge qualche brivido nell’ultima mezzora

dal nostro inviato  Fabio Licari

7 giugno – Cesena

Qualcosa si muove. L’Argentina sembra più lontana, lo shock assorbito, per fortuna Messi ce n’è uno solo, e l’Italia torna al (meritatissimo) successo con l’Ungheria che aveva messo sotto l’Inghilterra ma qui subisce a lungo gli azzurri. Peccato però: perché sul 2-0, gol di Barella e Pellegrini, molto belli tutt’e due, con l’Italia in pieno dominio e a un passo dal terzo gol, Gianluca Mancini infila Donnarumma e riapre il match, con gli ungheresi che ci credono ma alla fine non sono mai davvero pericolosi (2-1). Bene gli azzurri, che non vincevano una partita ufficiale da 8 mesi, in Nations con il Belgio: sempre verticali, veloci e molto vogliosi. Raspadori finto centravanti rifinisce bene, Gnonto e Politano attaccano le fasce e Pellegrini prende in mano la squadra dalla posizione di mezzala: il migliore è lui. Marco Rossi fa miracoli con un’Ungheria tecnicamente non eccelsa ma solida, sotto gli occhi del premier sovranista Orban arrivato a Cesena per il match. Mancini sembra aver ritrovato intuizioni e coraggio. Nel finale ancora un deb, Zerbin. Con il pari tra Germania e Inghilterra siamo addirittura primi nel gruppo di Nations.

NUOVA ITALIA

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E non c’è dubbio che la Germania abbia dato un po’ di coraggio agli azzurri. Al netto della differenza di valori con i rivali, l’Italia c’è. Testa alta, linea difensiva non più rannicchiata su Donnarumma e controllo della situazione. Si vede la nuova Italia di Mancini, meno palleggiante, molto più verticale, ma che non rinuncia alla triangolazione stretta e, soprattutto, ricorre al cross alto in area soltanto su calcio piazzato: non avrebbe senso con tre “mini” attaccanti come Gnonto, Raspadori e Politano, velocissimi ma non certo dei giganti. Si capisce che i tre centrali difensivi ungheresi soffriranno scambi bassi e veloci.

NO BARRICATE

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L’Ungheria non fa le barricate come all’Europeo, ma gioca una partita attenta, con una mediana di quattro molto fisica in cui Schafer cerca di stoppare il temuto Barella, e due trequartisti alle spalle di Adam Szalai. La posizione dei due trequartisti, in particolare l’ex Palermo Sallai, crea qualche problema: Bastoni non gli prende le misure ed è proprio l’ex del Palermo a impegnare Donnarumma. Ma l’Ungheria non è mai pericolosa. Gli azzurri invece alzano progressivamente il ritmo e sentono che il gol è in arrivo.

UNO-DUE SUPER

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Spinazzola-Barella e 1-0: sembra l’Europeo, invece è la Nations. Alla mezz’ora la svolta. Su bel lancione di Cristante, più “Jorginho” del solito, Spinazzola fa quello che non riesce agli altri aspiranti laterali sinistri: affonda, sterza, si libera del marcatore e mette al centro. Velo di Raspadori, ottimo centravanti-rifinitore, e Barella prende la mira dal limite come ai bei tempi. Sfiorano il gol Bastoni (che non arriva sottoporta) e Pellegrini che, solo davanti a portiere, appoggia a Gnonto anticipato da Nego. Però, allo scadere del tempo, Politano fa finalmente la cosa giusta volando a destra, “scherzando” il roccioso Attila Szalai e centrando in area: la palla score per Pellegrini che non sbaglia il 2-0. Secondo centro personale.

MANCINI CHE GUAIO

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Sembra che l’Italia possa prendere il largo. Nel secondo tempo Politano trova un’altra discesa vincente e, dal limite, fa partire un bolide che mette a dura prova la traversa. E poi Cristante, Raspadori, i dribbling di Gnonto. Si aspetta il 3-0 ma è il contrario: Rossi azzecca il cambio Schafer-Fiola, con quest’ultimo che si piazza a destra, dà profondità e al primo cross trova Mancini che infila nella sua porta. Il 2-1 cambia psicologicamente la gara, l’Ungheria ci crede, Sallai ci prova ancora, Mancini fa entrare Dimarco e Belotti per Spinazzola e Politano. Si soffre un po’, ma è successo. Ora l’Inghilterra. Con un’Italia ritrovata.

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