C’è chi le ha viste tutte: Handa e Ranocchia, finalmente la vittoria più bella

Lo sloveno arrivò all’Inter dopo Julio Cesar, Andrea dopo il Triplete: con questa maglia hanno passati tanti bassi, ma a 33 e 36 anni si prendono la grande rivincita con lo scudetto

C’è chi, prima di cucirsi il tricolore sul petto nerazzurro, le ha passate tutte. Tanto che era lecito pensare cinicamente che fosse il caso di abbandonare l’idea di vincere con la maglia dell’Inter. Ranocchia e Handanovic hanno in comune una fascia al braccio: il primo l’ha ereditata da Zanetti, l’ultimo capitano vincente prima di Samir; il secondo se l’è trovata addosso dopo il caso Icardi, l’anello spezzato della catena che collega Pupi ad Handa. Ranocchia ed Handanovic hanno visto gli anni bui di una ricostruzione lenta e confusa, sono stati a loro modo esaltati ma anche criticati. Hanno vissuto le sperimentali gestioni Stramaccioni e De Boer, sono stati allenati da Mazzarri e Ranieri. Hanno visto da dentro le macerie ma anche la risalita: dai due anni in Champions League con Spalletti allo scudetto con Conte, passando per la sconfitta in finale di Europa League.

Finalmente

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Lo zoccolo duro di questa Inter sono loro. Si potrebbe dire che siano arrivati in nerazzurro nel momento sbagliato, ma è vero anche che la vittoria dopo anni di sofferenze è la più bella che ci sia. A 33 e 36 anni, Ranocchia e Handanovic si portano a casa il titolo più importante della carriera. C’è chi ha la fortuna di riuscirsi da giovanissimo, ma anche chi deve fare i conti con un destino che non riserva gioie di questo tipo. Sono più i secondi dei primi, i due veterani nerazzurri rischiavano di aggiungersi alla folta schiera di coloro i quali non sono mai riusciti a vincere uno scudetto. E invece l’incastro è stato trovato, l’apice raggiunto e la carriera addolcita per sempre.

Da capitano a comprimario

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E pace, per Ranocchia, se lo scudetto è arrivato non da protagonista assoluto. Il bello della vicenda è che Andrea ha accettato il suo ruolo da comprimario e da leader dello spogliatoio, è andato avanti nonostante l’arretramento da capitano a riserva ma ora si trova il tricolore sul petto. Una lezione per molti, una soddisfazione che nessuno, se non il diretto interessato, può comprendere fino in fondo. Ranocchia era in campo il 29 maggio 2011, data dell’ultimo trofeo dell’Inter in Coppa Italia contro il Palermo: l’unico superstite della formazione allenata da Leonardo. Avrebbe potuto andarsene per trovare più spazio, i prestiti a Sampdoria e Hull City sapevano di addio. Ma dal 2017 Ranocchia non si è più spostato da Milano, ha accettato il suo nuovo ruolo e ha comunque fatto la sua parte: quando Conte l’ha chiamato in causa in questa stagione, il nativo di Assisi ha sempre risposto presente con prestazioni serie e di livello. Da titolare e capitano erano spesso critiche, da comprimario soprattutto applausi e apprezzamenti. La storia di Ranocchia porta con sé una morale: le migliori soddisfazioni possono arrivare facendo un passo indietro

Qualche critica

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Un passo indietro non l’ha mai dovuto fare Handanovic: dal 2012, la porta dell’Inter è sempre stata indiscutibilmente sua. L’eredità di Julio Cesar era pesante, i nerazzurri poco competitivi ma Samir ha spesso tirato giù la saracinesca. Anche la sua storia è curiosa: dopo anni ad alti livelli e con l’adorazione dei tifosi, Handanovic diventa finalmente campione d’Italia nella stagione in cui qualcuno storce il naso e si interroga sul futuro della porta interista. Ma il bilancio dei nove anni del portierone sloveno è indiscutibilmente positivo: ha in qualche tenuto in piedi la baracca quando stava per crollare, si è ritrovato capitano all’improvviso e ha vinto quando c’era da vincere. L’ex Udinese è il secondo portiere con più presenze nella storia del club, alle spalle di Zenga.

La gioia più grande

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La copertina è di altri, ma quello che hanno passato Ranocchia e Handanovic rende questo scudetto speciale soprattutto per loro. Il tifoso interista ha dovuto attendere a lungo prima di tornare a gioire, Andrea e Samir sono l’incarnazione della liberazione del popolo nerazzurro. Il comprimario e il criticato si godono il tricolore sudato e quasi insperato: le strade verso il successo sono infinite. E le loro sono state perennemente in salita.

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