Calhanoglu chi? Ecco come Diaz l’ha fatto dimenticare. Le loro cifre rossonere a confronto

Il secondo atto in rossonero di Brahim ha visto un avvio di alto livello. E il paragone fra le prime sette giornate con l’Hakan dello scorso campionato racconta molto. Ora il Milan studia come blindare lo spagnolo

Quando è stato chiaro che Hakan Calhanoglu non avrebbe rinnovato col Milan, i tifosi concordavano pienamente con il club che non aveva ceduto alle richieste del nazionale turco. Ritenuto dal popolo milanista esoso – eufemismo – nelle pretese economiche e ampiamente sostituibile sul mercato. L’unica perplessità della gente rossonera, al netto di chi sarebbe eventualmente potuto arrivare al suo posto, riguardava il suo sostituto naturale: nel momento in cui il Milan aveva ripreso con sé Diaz, nessuno era in disaccordo ma molti si chiedevano se davvero Brahim sarebbe stato all’altezza della numero 10. Caratteristiche tecniche e tattiche diverse da Calha, fisico diverso. Ecco perché nel momento in cui Diaz si è dimostrato – fin da subito – all’altezza, il mondo milanista ha fatto festa. Festa grande. Con tanti saluti ad Hakan, nei confronti del quale i tifosi stanno allestendo un leggerissimo dissenso per il primo derby disponibile.

Piano di riscatto

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Brahim ha cancellato, triturato, fatto a pezzi Calhanoglu nel cuore della tifoseria. Grazie a prestazioni da uomo squadra maturo ed esperto, cresciuto di botto in pochi mesi e passato da ragazzino di qualità ma discontinuo, buono soprattutto per provare a spaccare le partite in corso, a depositario della fase offensiva. Ormai a pochi centimetri dalla nazionale spagnola, recentemente coccolato dalle parole di Luis Enrique. Uno dei tanti rossoneri valorizzati da Pioli e uno su cui il Milan non solo ha dimostrato di voler ancora puntare nel presente, ma soprattutto nel futuro. Il prestito ora è di due anni, però Maldini e Massara stanno iniziando ad approntare il piano per chiudere la pratica prima senza attendere di arrivare a ridosso dell’estate 2023. In altre parole, anticipare i tempi come successe per Rebic. Non sarà facile, è ovvio. La crescita esponenziale di Brahim è direttamente proporzionale all’ingolosimento anche del Real, proprietario del cartellino e forte di una recompra che incombe come una mannaia. In parole povere, il Milan ha sì il diritto di riscatto, ma la Casa Blanca può esercitare un controriscatto. Insomma, occorre iniziare a lavorarci per tempo e il Milan ha intenzione di farlo.

Divertimento

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Brahim, intanto, quando parla del Diavolo ha gli occhi che si illuminano: “Il mio obiettivo è quello di giocare con il Milan e arrivare alla nazionale – ha detto l’altro giorno al canale tematico del club –. Rispetto all’anno scorso gioco di più, sono molto contento e credo che la squadra sia più forte. Tutti hanno fiducia in me, sono contento, mi piace giocare a calcio ed è quello che faccio: gioco e mi diverto giocando”. Ecco perché Calhanoglu è scomparso quasi all’istante dai radar rossoneri. O meglio: compare quando i tifosi si compiacciono nell’aver lasciato andare Hakan e aver puntato su Brahim. D’altra parte se mettiamo a confronto i numeri, lo spagnolo fa la voce grossa nei confronti del compagno. Basta affiancare le prime sette giornate di questo campionato giocate da Diaz con le prime sette dello scorso di Hakan in rossonero. Innanzitutto i gol: Brahim conduce 3-0, media notevole se pensiamo che lo spagnolo in tutto lo scorso torneo ne aveva messi a segno 4. Parità negli assist: uno a testa. Ma ci sono altri valori decisamente interessanti in cui prevale Brahim. In particolare quello dei dribbling riusciti: 12-4 fin qui. Poi ci sono anche i palloni recuperati (28-25 per Diaz) e in particolare quelli persi. Una voragine: 110 per Hakan, 62 per Brahim, quasi la metà. Calhanoglu invece comanda nelle conclusioni (una media a gara di 2,1 contro 1,7, ma d’altra parte questa è una delle sue specialità migliori), però occhio alla precisione nei tiri: 71% per Diaz, 36% per Hakan. La migrazione della numero 10.

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