Calcio, quante partite in vista: ecco l’incredibile dato

Ci vuole un fisico bestiale per resistere agli urti della Fifa. È un ritornello che stona, stanca e affatica: così i calciatori, i protagonisti di un gioco sempre più business, sono ormai costretti a vivere al di sopra delle proprie umane possibilità. L’equazione “più partite più soldi” avrà pure massimizzato i profitti, necessari per salvare bilanci permeati di debiti, ma le ricadute sul medio-lungo periodo rischiano di diventare devastanti: gli atleti si fanno male, lo spettacolo ne viene condizionato e il calcio rischia di scadere dal punto di vista qualitativo.  

La maratona di tutte le partite: numeri incredibili 

La prossima stagione somiglierà in effetti a una corsa senza sosta. Oltre alle 38 partite di Serie A garantite per tutti, una squadra che arriva in fondo alle altre competizioni italiane ne aggiunge al proprio calendario 5 di Coppa Italia e 2 di Supercoppa. Poi c’è l’Europa: oggi una finalista di Champions gioca un massimo di 13 gare, una di Europa League o Conference che passa dai playoff arriva a 15, mentre con i nuovi format voluti dall’Uefa di Ceferin dal 2024-25 un club potrebbe scendere in campo 17 volte (8 partite di fase a girone, 2 di spareggio e altre 7 di eliminazione diretta). La differenza di 4 gare è enorme: +30%, semplicemente un mese in più di calcio. La vincitrice della Champions avrà poi la Supercoppa Europea in estate. Inter e Juve, inoltre, sono già certe di giocare il primo Mondiale per Club: minimo 3 gare, massimo 7, con fischio d’inizio il 15 giugno (sarà caldissimo negli Usa) al termine di una stagione logorante e a chiusura di un anno solare da cominciare con Euro 2024 e con le successive Olimpiadi di Parigi. 

Il caso Pedri

Nel 2020-21 ci fu un caso emblematico: Pedri, centrocampista del Barcellona, scese in campo 73 volte rappresentando la Spagna anche ai Giochi di Tokyo. Lo chiamarono “highlander”, ma gli impegni frantumarono la sua resistenza tanto che nella stagione successiva si fermò 4 volte saltando 41 partite. A cavallo tra il 2024 e il 2025, un ipotetico Pedri della Serie A potrebbe collezionare un massimo di 69 gettoni con il club, più altri 6 di Nations, gli eventuali quarti di andata e ritorno dello stesso torneo (altra novità non richiesta) e la final four a giugno 2025. Occhio però, perché Fifa e Uefa fanno a pugni per infilare i loro appuntamenti e a marzo dello stesso anno saranno già cominciate le qualificazione al Mondiale 2026. Totale ipotetico: 81-82 partite, 88 includendo le Olimpiadi. Praticamente due stagioni in una. 

Le risorse in ballo

La FifPro, il sindacato mondiale dei calciatori, ha avviato un dialogo con le leghe europee per cercare di porre un freno a tutto ciò: fin qui le istituzioni hanno promesso di venire incontro alle esigenze degli atleti, per poi muoversi nella direzione opposta. E se in Italia il numero uno dell’Aic, Calcagno, dice «che va reintrodotta la sosta invernale che ha una funzione di ricondizionamento», c’è anche un tema di redistribuzione delle risorse. L’aumento delle partite è chiaramente un problema esclusivo delle big, che in Italia puntano a ridurre il campionato a 18 trovando la ferma opposizione della maggioranza delle medio-piccole. Ma giocando di più, le grandi continueranno ad arricchirsi, aumentando il gap con le altre e calpestando la salute dei calciatori. Giusto ieri si sono fatti male seriamente De Vrij e Azmoun e il conto degli infortunati somiglia a una lista in continuo aggiornamento. Il sistema è stressato e nessuno se ne cura.


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