Cairo: “Sembra quasi che ci sia la volontà del governo di affossare il calcio”

Il presidente del Torino: “Il calcio non ha avuto un centesimo di aiuto allo Stato pur avendo avuto dei problemi enormi. Togliendo il decreto crescita si è penalizzato il nostro sport senza avvantaggiare nessuno”

Elisabetta Esposito

10 gennaio 2024 (modifica il 11 gennaio 2024 | 14:35) – roma

È un fiume in piena Urbano Cairo al termine dell’incontro avvenuto in Figc tra il presidente Gravina e la Lega Serie A alla presenza di tanti dirigenti. Il presidente del Torino va giù durissimo: “Sembra quasi che ci sia la volontà del governo di affossare il calcio, è incredibile”. Quindi spiega: “Lo Stato non dà il minimo aiuto, avete visto cosa è successo con il decreto crescita che era un vantaggio anche per il Paese. Togliendolo si è penalizzato il calcio senza avvantaggiare nessuno. Poi c’è il tema del betting che vale 16 miliardi di euro e dal quale noi non prendiamo un centesimo. Infine gli stadi: ci sono squadre che li vogliono fare ma non ci riescono”. 

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E sulla riunione di oggi: “Si è parlato di temi che riguardano il calcio italiano e la Serie A. Il calcio ora ha dei problemi economici importanti e difficoltà notevolissime. E questo evidentemente va migliorato, i costi aumentano e vanno tutti a vantaggio di calciatori e allenatori, mentre i ricavi diminuiscono. In questo modo si perdono un sacco di soldi e l’attività non è più sostenibile. Il problema è molto grosso e per di più come dicevo lo Stato, il governo non danno un minimo aiuto”. E poi: “Dovremmo avere un tax credit come l’ha avuta il cinema e che invece noi come calcio non abbiamo. Il calcio non ha avuto un centesimo di aiuto allo Stato pur avendo avuto dei problemi enormi tanto che le perdite sono aumentate in maniera esponenziale. Incontro costruttivo? Ce la siamo cantata e suonata, però poi devi uscire da qui con un piano preciso per ristrutturare il calcio. Deve esserci aiuto da parte di tutte le componenti, i calciatori, per esempio, non hanno avuto nessun tipo di penalizzazione, anzi i loro ingaggi sono aumentati. Lo Stato che deve dare anche al calcio un aiuto visto che il calcio impiega centinaia di migliaia di persone e dà delle contribuzioni all’erario di 1,3 miliardi all’anno, più tutto il fronte scommesse. Per quale motivo si vuole affossare il calcio che è un’industria importante e che dà lavoro a tanta gente? Che motivo c’è?”. 

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Quindi entrando nel merito di possibili riforme, Cairo aggiunge: “Dobbiamo portare avanti un progetto complessivo di riforma del sistema calcistico. Probabilmente in Italia si è visto che ci sono troppe società professionistiche. Siamo a cento. Quando in tutti gli altri paesi siamo a livelli molto minori, cioè la Spagna ne ha la metà, anche la Francia. L’unica che ha numeri paragonabili a noi è l’Inghilterra ma ha dei valori di diritti che sono tre volte i nostri. Anche lì dobbiamo intervenire, ci deve essere disponibilità da parte di tutti. La Serie A è quella che mantiene tutto il calcio”.

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