Cagliari, ora l’Isola deve seguire Ranieri

Il giorno era il 23, il mese dicembre, l’anno 2022: il Cagliari annunciava ufficialmente il ritorno sulla sua panchina di Claudio Ranieri, scelta benedetta da Gigi Riva che disse: «È lui a persona giusta al posto giusto». Rombo di Tuono non si sbagliava. In quell’antivigilia di Natale, il Cagliari era quattordicesimo in Serie B con 22 punti in 18 partite. All’epoca, si presume che nemmeno il più incallito sostenitore rossoblù potesse vaticinare il ritorno in Serie A. Invece, si concretizzò sei mesi più tardi, nella notte di Bari, stupenda per i tifosi sardi come il gol di Pavoletti al 94’. Fu così che Ranieri firmò un altro capolavoro, la sua seconda promozione rossoblù, a 33 anni di distanza dalla prima. Poiché si merita tutta la fiducia, il cittadino onorario di Casteddu dal 12 settembre 2023 e se ne apprezza la conclamata sapienza di calcio, l’excursus storico si impone, oggi che alla Domus Arena, il Cagliari si gioca molte delle chances salvezza. L’avversaria è la Lazio, la quale, a sua volta, vive il momento più delicato della stagione. L’Aquila è afflitta dal mal di gol (ne ha segnato soltanto uno nelle ultime tre partite e 25 in 22 gare), accusa le fibrillazioni del rapporto fra la squadra pencolante alla ricerca del gioco e la delusione dei tifosi, sconta il peggior attacco delle Sette Sorelle in piena bagarre fra i 39 punti dell’Atalanta e i 32 del Toro, in palio il quarto posto che vale la Champions League e almeno 60 milioni di euro.

Cagliari, i numeri 

Il Cagliari non se la passa bene, coinvolto com’è nella lotta sul fondo, dove sei squadre sgomitano nel fazzoletto di sei punti per rimanere in A. Il primo a saperlo è proprio Ranieri ed egli ne ha dato conto con l’onestà intellettuale che lo contraddistingue, sebbene le attenuanti non gli manchino: il tecnico ha raccolto una sola vittoria nelle ultime otto partite, ma gli infortuni l’hanno assillato sin dall’inizio della stagione, a cominciare da Lapadula per non citare, fra gli altri, di Oristanio, Rog, Shomurodov, Mancosu; e poi gli errori collettivi e sui calci piazzati da cui sono scaturite le ultime tre sconfitte consecutive (Roma, Torino, Frosinone: 9 gol subiti, appena 2 all’attivo). Su tutto, lo choc per la scomparsa di Gigi Riva, il 22 gennaio scorso, un dolore acuto che pesa sempre sul cuore. Proprio pensando a Riva e alla Sardegna, terra che o si ama o si adora, sono state significative le parole che Ranieri ha pronunciato prima di affrontare Sarri: «Sappiamo quanto la situazione non sia bella e sappiamo che dobbiamo raspare il campo per salvarci. Se scendi in B, è dura risalire ed è troppo importante rimanere in Serie A. Lo è per tutta la Sardegna. Questa convinzione trasmetto alla squadra ogni giorno e la squadra la trasmette a me in ogni allenamento».

Cagliari, l’amore dei tifosi

Il ritorno di Luvumbo, eliminato dalla Nigeria con la sua Angola nei quarti di finale della Coppa d’Africa, è una buona notizia per Ranieri che può contare anche su Lapadula e sui rinforzi invernali Gaetano e Mina. Soprattutto, l’allenatore e i rossoblù possono confidare sul sostegno di una tifoseria che onora il motto societario: una terra, un popolo, una squadra. E non è un modo di dire. Nelle prime ventitré giornate di campionato, nessuna formazione ha riempito il proprio stadio come il Cagliari, in testa alla classifica assoluta che misura il rapporto fra la capienza dell’impianto e le presenze sugli spalti con il 97,99% di posti occupati, prima di Genoa (97,52%), Atalanta (96,63%), Inter (96,54%), Juve (96,28%), Milan (94, 88%). Ranieri e suoi sanno di non essere mai soli.


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