Buffon e le 654 presenze: “Il mio orgoglio? Non esserci arrivato strisciando”

Il portiere bianconero: “L’Inter non è una sorpresa, lo era quando non dimostrava il suo valore. Almeno pari al nostro”. E sulla sua longevità: “Misuro continuamente il mio salto, finché è buono vado avanti”

“Io misuro l’ampiezza e l’altezza dei miei salti ogni settimana: finché il salto è buono si va avanti, appena vedo che perdo qualche centimetro sarò il primo a fermarmi”. Sono questi i numeri che guarda Gigi Buffon, quelli che raccontano le sue prestazioni atletiche a 43 anni, nel giorno in cui il giocatore con più tocca 654 presenze in Serie A, superando le 653 di Gareth Barry in Premier League col più alto numero di partite giocate tra i top 5 campionati europei.

L’orgoglio

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Con qualche asterisco. Le presenze del portiere carrarese diventano 671 contando le 17 in Ligue 1 con il Psg. e davanti a tutti ci sarebbe comunque Peter Shilton a quota 810 che però formalmente (ma non di fatto) non risulta perché non esiste più la First Division in cui le ha totalizzate, “sostituita” della Premier League. Cristiano Ronaldo insomma insegna, col suo inseguimento a Pelé e Bilan insegna: anche i record, incredibilmente, in un certo senso sono questione di punti di vista. “La cosa più importante è che sono arrivato fin qui non strisciando ma saltando, questa è la mia più grande soddisfazione e orgoglio: è il modo in cui ci arrivi che fa la differenza”, è la sintesi più saggia delle parole di Buffon a caldo a Sky.  

Benino

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La Juve aveva bisogno di riprendere fiducia dopo la prima volta in stagione in cui aveva perso due partite di fila, quella col Porto particolarmente dolorosa, e così è andata col Crotone: “Sicuramente serviva una vittoria, poi il modo e la maniera non è preventivabile: abbiamo fatto benino incontrando anche difficoltà, l’importante in gare di 90 minuti è mantenere agonismo, attenzione, energia, senza passaggi a vuoto”.

L’Inter

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Per Buffon era la quinta presenza in campionato e la decima totale in stagione, la sesta senza prendere gol, a differenza per esempio della partita di andata, su rigore. Uno dei mezzi passi falsi di squadra costato il ritardo in classifica che adesso è di 8 punti (con una partita giocata in meno) rispetto all’Inter capolista. Che Gigi non è stupito di vedere lassù: “Sicuramente, per me non è una sorpresa assolutamente. Per me la sorpresa stava nel fatto che ancora non riusciva a dimostrare quello che secondo me valgono la squadra, l’allenatore, lo staff. Una squadra del valore importantissimo, almeno pari al nostro”.

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