Brekalo illude il Toro, ma il Venezia pareggia su rigore

Succede tutto nella ripresa: Singo manda in gol il croato, poi i veneti trovano il pari con il penalty di Aramu (espulso Djidji nella circostanza)

dal nostro inviato Mario Pagliara

27 settembre – VENEZIA

Neanche il vantaggio di Brekalo è riuscito ad aiutare il Toro a venire a capo di una serata incredibilmente difficile. Il Venezia ne approfitta e strappa un pari meritato, grazie al rigore firmato dall’ex Aramu e assegnato a causa del disastroso intervento di Djidji su Okereke. Finisce con un uno a uno che contiene tante buone notizie per Zanetti, mentre palesa un vistoso passo indietro sul piano del gioco da parte della squadra di Juric. Toro troppo stanco per essere vero? Possibile.

TORO STANCO E SORPRESO

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Chissà dove finisce allora la sorpresa e dove inizia la stanchezza. La verità potrebbe stare nel mezzo, perché il Torino del primo tempo è sia sorpreso dai cambiamenti tattici presentati da Zanetti (Venezia con il 4-4-2 e non con l’abituale 4-3-3), sia visibilmente sotto ritmo, apparso con il serbatoio in riserva dopo questo tour de force con quattro partite in quindici giorni (Juric non ricorre al turnover: le uniche novità sono Lukic e Ansaldi). Ne risente, fortemente, il livello della prestazione: nei primi quarantacinque minuti quello che si vede in campo è solo lontano parente del Toro di Juric apprezzato nelle ultime due settimane. Incapace di sfondare sulle fasce, puntualmente stoppato sulle vie interne, in sofferenza quando le mezzali venete cambiano passo e si affaccia nell’area del Venezia solo con una girata al volo di Sanabria (22’) e un timido tiro dalla distanza di Linetty (39’).

IL LEONE C’E’

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Per quello che offre il primo tempo del Penzo, il discorso cambia sensibilmente se si parla del Venezia. La mossa di Zanetti di passare al 4-4-2 spiazza in avvio il Toro, tatticamente diventa la mossa chiave a metà partita: perché i due presunti esterni, Kiyine e Crnigoj, svolgono un lavoro quasi da mediani aggiunti su Singo e Ansaldi, bloccando alcune delle principali fonti di gioco dei granata. Non c’è Caldara in distinta, fermato in mattinata da un attacco influenzale. Il Venezia non solo imbriglia il Toro, ma appare spesso più fresco e con un motore più pimpante. Riesce pure a mettere in crisi la difesa granata in un paio di occasioni: il primo brivido lo firma Okereke (3’: palla sul fondo), poi sempre Okereke si mangia di testa un gol già fatto su assist di Crnigoj (palla alta sulla traversa). Johnsen un gol lo realizza pure, ed è anche molto bello, ma la posizione di partenza è in fuorigioco (25’). All’intervallo il punteggio non si schioda dallo zero a zero.

IL LAMPO DI BREKALO

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Quando la partita riparte nel secondo tempo, il copione tattico non si discosta di molto da quello visto nel primo tempo. Serve un episodio per sbloccare il sostanziale equilibrio e quando arriva sposta l’inerzia della gara dalla parte del Toro. All’undicesimo i granata colpiscono con un’azione di contropiede: Singo sfonda ed è bravo nel fornire a Brekalo un assist che il croato non sbaglia. E’ il primo gol in granata del fantasista acquistato dal Wolfsburg. Subito dopo, Juric comincia a inserire forze fresche, lanciando Baselli al posto di Linetty, poi toccherà a Mandragora (per Pobega) e a Vojvoda (per Singo). Zanetti risponde con un doppio cambio: Ebuehi (per Schnegg) e Aramu (per Crnigoj), ripristinando il 4-3-3.

IL DISASTRO DI DJIDJI

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Il Venezia però continua a giocare stabilmente nella trequarti granata, e al 32’ ottiene il meritato pareggio sfruttando il disastro difensivo di Djidji. Al 32’ il difensore del Toro frana in area su Okereke, dopo che pochi minuti prima si era fatto ammonire per un’altra indecisione a centrocampo. L’arbitro Maggioni assegna il rigore ed espelle Djidji: dal dischetto Aramu non sbaglia. Uno a uno, e Toro in dieci. Le emozioni corrono fino al novantesimo, perché nel recupero prima Milinkovic deve salvare il Toro, poi Mandragora si divora il match ball in contropiede all’ultimo secondo.

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