Bologna, uomini veri

Abbiamo schivato il 5 maggio ed è già una buona cosa. Thiago ne sa qualcosa, almeno per sentito dire. Eppure il Bologna ingabbiato dal Torino mi sembrò immobile e senza sospiro per lunga pezza, finché non lo ritrovai disperatamente vivo nel finale di partita. E allora dissi ai tremebondi accanto me: “Ci sono ancora!”. Loro. Non io.

È un momento della stagione molto difficile, questo, e in più d’uno stadio – Milano, Roma, Napoli, Torino ad esempio – si sentono fischierie e invettive contro presunti battifiacca sciolti o a pacchetti. No, non è il caso del Bologna, tutti ci mettono l’anima, le gambe, il cuore. Il segnale preoccupante che c’è più cuore che gamba. Mi viene in mente un titolo, “Gli eroi sono stanchi”, un bel film di Yves Montand (quello che ha scoperto “Ciaobellaciao”) i cui protagonisti sono talmente impegnati in mille folli avventure che alla fine – testuale – “avanzano lacerati nella palude verso un destino che li vuole ancora una volta soli ed in fuga”. Sì, in fuga. Ma nel senso buono. Verso l’Europa, verso la gloria, eroi anche domani

Che bello. Che bello scoprire che il Bologna ha messo insieme una squadra di uomini veri non solo per arrivare in una Coppa qualunque ma per andare lontano. Fino a quella Champions che con altro nome – si chiamava Coppa dei Campioni – illuse i bolognesi e lì tradì, il 14 ottobre 1964, con quel sorteggio/monetina sfigato al quale ci aveva sospinto con un gol Van Himst, quel fenomeno belga che giorni fa ho rammentato parlando di Saelemaekers.

Come ho detto più volte, questo club, questi dirigenti, questo tecnico e questi giocatori – ammiratissimi coram populo – meritano l’Europa Maggiore ed è per questo che ne stiamo ponderando le energie visto che un qualunque posto al sole del Continente ne sminuirebbe le qualità. Alla vigilia di Torino m’ero proposto un test: viste le trionfali esibizioni di Real, Borussia e Bayer Leverkusen m’incuriosisce un confronto con l’applauditissimo Bologna. Fui criticonzo, non dovevo permettermi una così sciocca iperbole dettata soprattutto da passione, ovvero la negazione dell’obiettività. Infatti è già tanto che il Bologna di Motta risulti più bello di agguerrite e costose compagini arrancanti alle spalle di una bella Inter. Le forze son quelle, l’abilità del tecnico e la voglia di vincere le hanno moltiplicate. E ancor oggi – smaltiti i fumi della pur innocente faziosità – sono convinto che la Champions è vicina. Perché per la prima volta l’ha detto anche il silenzioso Thiago. Perché Zirkzee tornerà eroe. E perché il Bologna è una fede.


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