Bologna, peccato mortale l'esonero di MIhajlovic. Un imperdonabile autogol di Saputo

La decisione sbagliata al momento sbagliato. Un peccato mortale. Un imperdonabile autogol di Saputo e di chi gli ha tenuto bordone. Ecco che così l’esonero di MIhajlovic, deciso dal Bologna dopo 1.317 giorni di rapporto con il cinquantratreenne tecnico serbo che i rossoblù ha ripetutamente salvato, mantenendo la massima categoria e ottenendo risultati di gran lunga superiori agli organici messi a sua disposizione nel corso del tempo. L’ultima sessione di mercato ne è una plastica dimostrazione: a Sinisa hanno venduto, fra gli altri, Theate, Hickey e Svanberg: i sostituti sinora non sono stati all’altezza dei sostituiti; fra questi è arrivato anche un giocatore (Stefan Posch, centrale, ex Hoffenheim) che il tecnico aveva significativamente dichiarato di non conoscere. Secondo il sito specializzato transfermarkt il Bologna ha speso 33,5 milioni di euro e ne ha incassati 45,7, chiudendo con un attivo di 12,20 milioni. In passivo è andata la squadra e si è visto: 3 sconfitte, 2 pareggi, 0 vittorie, 5 gol fatti (tutti da Arnautovic), 8 subiti. Prima di affrontare la Salernitana, MIhajlovic aveva affermato: “Non so se dal mercato esca un Bologna migliore o peggiore dell’anno scorso, servirà tempo per capirlo. Abbiamo venduto tre titolari che ci davano 10-15 gol e per raggiungere l’obiettivo di classifica fissato dal club dobbiamo lavorare sulla squadra e far adattare alla A i nuovi arrivati che in Italia non hanno mai giocato“. Parole schiette, appropriate, chiare anche nei confronti dei tifosi, in linea con il carattere del personaggio che, sino all’ultimo, non ha accettato di dimettersi. Conoscendolo, mai e poi mai avrebbe gettato la spugna. No, non meritava questo esonero l’uomo che da oltre tre anni combatte contro la leucemia e non ha mai pietito né indulgenza né compassione per il suo stato di salute, suscitando invece ammirazione e sostegno; che ha subito due trapianti; che è andato in panchina anche quando non avrebbe dovuto, sfidando i divieti dei medici; che ha sostenuto ogni sforzo per il suo Bologna, facendo di tutto e di più; che ha dovuto pure subire i ributtanti insulti dei conigli da tastiera, gli stessi che, qualora se lo ritrovassero davanti, se la farebbero sotto, sprofonderebbero e si profonderebbero in mille scuse. No, Sinisa, non meritava questo esonero. Questa era una decisione che doveva e poteva essere evitata. Sinisa lascia il Bologna a testa alta. Altri, a Bologna non possono reggere il suo sguardo.

Bologna, esonerato Mihajlovic

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