Bologna, la sudditanza non c’è più

C’era una volta un bar – forse c’è ancora – all’ingresso di Pianoro che sulla lunga tenda parasole retraibile di color rossoblù esibiva una scritta appariscente: “Quend la Juve la perd me a god”. Ricordo che ne risi con un pianorese eccellente, Roberto Beccantini, allora a Tuttosport, juventino ad honorem. Ripeto, non so se ci sono ancora – bar e scritta – perché non sono più cittadino di Rastignano da cinquant’anni. Abitavo su una deliziosa collinetta un po’ più in basso della villa del professor Neri dov’era nato Luca di Montezemolo. Ecco perché, nonostante la vicepresidenza esecutiva della Juve – turbata dall’ingaggio di Maifredi – Luca è sempre stato tifoso del Bologna (della Lazio solo per censo, come tanti del liceo Massimo, quello di Draghi per intenderci). 

Bologna, arriva la Juve 

Dunque, lunedì arriva al Dall’Ara la Juve ed è ora di rispolverare l’onesto anti-juventinismo d’antan, molto simile a una ribellione al potere savoiardo. Preciso che non sono di quelli che gridano “chi non salta juventino è” perché ho un minimo di decenza dopo sessant’anni d’anticamera rossoblù durante i quali la Signora si è cuccata 24 scudetti. Dico piuttosto di cancellare la sudditanza… presidenziale subita per anni e nei momenti migliori: quando c’era Conti e alla vigilia di Juventus-Bologna l’Avvocato invitava a cena il “signov” Luciano e gli offriva deliziose insalatine e piccoli morsi di salmone – roba da andare a cena al ristorante, subito dopo – mandandolo in confusione. Tanto che una volta, vista in tavola solo una caraffa di acqua fresca, alla domanda di Agnelli«Beve qualcosa?» – rispose – sapendo che il suo illustre ospite era una raspa – «Un’aranciata». E il giorno dopo il Bologna abitualmente perdeva. E Boniperti aggiungeva il suo «vi vogliamo bene». Luciano, però, non era un pirla perché ai tempi d’oro aveva una bell’azienda – la Sirmac – che produceva ricambi per la Fiat.  Se andate a vedere i dettagli, non andò meglio con il mio caro amico Giuseppe Gazzoni, anche lui vittima dei sabato sera a casa Agnelli alla vigilia della partita. Gli Agnelli avevano una gran voglia d’esser nobili – Gianni Brera aveva addirittura inventato per Gianni il titolo di conte – e Giuseppe che nobile era davvero, avendo acquisito il titolo e il cognome della mamma – Donna Idarica Frascara di Sezzadio – veniva accolto in guanti bianchi e forse a champagne, magari il notissimo Philipponnat gradito all’Avvocato. Poi la domenica il Bologna perdeva. Adesso che riabbiamo lo squadrone e la Juve cerca di portarci via Motta, raccomando al presidente Saputo («Bravo, bravissimo, a te fortuna!» direbbe Rossini) di non farsi incantare dai piemontardi e di mantenere la sua sovranità canadese adesso che è diventato il Comandante delle Giubbe Rossoblù. 

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