Bologna, Destro e quell’addio non voluto da Mihajlovic

BOLOGNA – Solo quando il tempo stava ormai per scadere, Mattia Destro ha trovato dentro di sé la forza di lasciare Bologna. No, non avrebbe mai voluto farlo, nonostante il suo procuratore Luca Puccinelli gli dicesse da tempo che solo lontano da Casteldebole si sarebbe ritrovato. Perché nemmeno lui poteva aspettarsi che dopo l’arrivo di Sinisa Mihajlovic nella testa di Destro sarebbe scattata quella scintilla che gli avrebbe consentito quanto meno di tornare a lavorare come un vero atleta. Destro ha capito da subito che Sinisa avrebbe potuto essere l’allenatore del suo grande riscatto. Perché Miha gli ha sempre parlato in faccia con grande chiarezza e durezza, come ormai non succedeva più tra il giocatore e la società, che da mesi e mesi non vedeva l’ora di sbolognarlo, come se fosse stato un investimento da due soldi. La verità è una sola: più i capi lo proponevano al Parma, al Genoa, all’Udinese, più Destro si irrigidiva brandendo il suo contratto. 

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 A Bologna Destro ha perso tutte le speranze di tornare a essere chi era quando Sinisa è stato attaccato dalla leucemia. In quella cena di Porto Cervo a giugno, alla quale aveva partecipato anche sua moglie Ludovica, Mattia gli aveva promesso un impegno quotidiano eccezionale. E Mattia ha mantenuto la parola, perché in campo ha sempre dato tutto, anche se il fatto che Miha non potesse esserci non lo faceva stare tranquillo. Perché da Sinisa si sentiva addirittura protetto, tutelato, sapeva che sarebbe partito alla pari con gli altri. Ma qui è emerso un secondo aspetto che si rivelerà determinante. Perché Destro può pensare e anche dire sotto sotto di non aver mai avvertito la stima nei suoi confronti sia di Riccardo Bigon che (soprattutto) di Marco Di Vaio, ma da un’altra va anche sottolineato come si sia lasciato andare sul piano del lavoro. Avrebbe dovuto reagire, ma non lo ha fatto. 

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Quando Mihajlovic ha ricominciato a frequentare Casteldebole una volta sconfitta la malattia di nuovo ha parlato a Destro come si fa da padre a figlio. Mattia ha avuto la tentazione forte di restare, poi in fondo il contratto glielo avrebbe consentito per altri 6 mesi, ma avendo capito di avere solo Sinisa dalla sua parte non se l’è sentita di voltare di nuovo le spalle a Enrico Preziosi. Che per lui alcuni anni prima aveva speso addirittura 15 milioni di euro per strapparlo a Juve, Inter e Milan. Non ci crederete, vedendolo andare via così per certi versi così a malincuore Miha avrebbe quasi voluto fermarlo, intuiva che Mattia si sarebbe ritrovato avendo ricominciato a lavorare come si deve e gli dispiaceva che ciò accadesse da un’altra parte, ma non ce l’ha fatta a dirgli di restare.

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