Bologna, così lontani così vicini

Da qui si vede la Juve. Da un luogo di calcio sano e bello che da oltre un secolo sognava di ritrovarsi lassù, in alto a sinistra, proprio dove splende il sole. Il luogo è curioso, lontano dalla grande informazione, infinitamente distante dalle televisioni e attenzioni nazionali. È uno di quei luoghi in cui quando le cose van bene si prendono un sacco di complimenti: ma poi che ci andrà a fare il Bologna in SuperChampions, se ci arriverà?, a quale big toglierà il posto?
Da qui si vedono meglio il lavoro di Motta e la personalità che ha dato ai suoi, un gruppo che al terzo gol, quello del greco, oltretutto di destro, si è abbracciato come se avesse vinto lo scudetto, e da via Andrea Costa è arrivato perfino Ravaglia.
Da qui si sente il commentatore di Dazn, il mio amico Stefan, preoccuparsi inutilmente del fatto che nel secondo tempo, sul 2-0, i giocatori di Thiago si stiano piacendo troppo. Nessun rischio, la partita con la Salernitana non esiste più, è noia da superiorità conclamata, e il Bologna gioca così, con il gusto e il senso del palleggio, anche lezioso e un po’ snob, e si riconosce in Zirkzee e se il pallone capita tra i piedi di un avversario questi se ne ritrova tre o quattro addosso e finisce per riconsegnarlo al legittimo proprietario.
Da qui si vede un altro mondo, un gran bel mondo, e i punti sono 57, undici più della Lazio, dodici più del Napoli di Osi e Kvara, e se oggi mi chiedessero di scambiare i giocatori della Juve con quelli del Bologna terrei soltanto Szczesny, forse Danilo (ma al posto di chi?) e mai lascerei Freuler, Ferguson, Orsolini e Saelemaekers (o Fabbian) per Cambiaso, McKennie, Locatelli e Rabiot (o Miretti), figuratevi poi se dovessi trattare Vlahovic per Zirkzee: mollerei volentieri i gol di Dusan e punterei convinto sulla partecipazione alla manovra e al sacrificio di Joshua e su quel modo tutto suo di favorire le giocate dei compagni.
Da qui, dopo otto vittorie nelle ultime nove giornate, si canta di nuovo e tutti insieme “questa sera sei bellissima”, l’inno occasionale, voluto dalla gente, dalla curva, la poetica di Cesare.
Da qui si vede un sogno immenso e speriamo che non ce lo porti via nessuno nelle prossime giornate e, anche se non dovesse realizzarsi del tutto, ci resterebbero la soddisfazione e l’orgoglio di aver fatto venire il pippaculo alle grandi più di nome che di fatto.
Come disse la generosa lavandaia sedotta a sorpresa sulla riva del Reno: «L’um per un insònni».

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