Barella e Lautaro, le solite certezze. Instancabili e sempre decisivi

Il centrocampista azzurro e il Toro sono ormai i leader tecnici e carismatici di quest’Inter. Migliori in campo a Genova nonostante i tour de force con le rispettive nazionali, per Inzaghi sono una garanzia

Inesauribili, determinati, affamati e, spesso e volentieri, pure decisivi. A Genova ci sono andati vicino, ma non è stato sufficiente. Da una parte Lautaro Martinez, il bomber rimasto per farsi carico di un attacco orfano di Lukaku, dall’altra Nicolò Barella, il motorino di centrocampo ribattezzato non a caso “capitan futuro”. Gira e rigira, anche quando tocca tornare ad analizzare una giornata storta come quello di domenica contro la Samp, causa non uno bensì due vantaggi sprecati, le note più liete e le notizie più confortanti rispondono sempre ai soliti nomi. Non importa il tipo di sfida, né tantomeno il contesto o il calendario affollato, Lautaro e Barella sono due certezze a prescindere. Il rendimento garantito da entrambi è sempre di alto livello, la sfida con la Samp ne è stata l’ennesima conferma. Scontata la loro presenza anche per l’esordio in Champions contro il Real Madrid. Dai loro piedi passano gran parte delle speranze nerazzurre di fare risultato.

LEADER E FONTI DI GIOCO

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L’argentino e l’azzurro sono stati di gran lunga i migliori in campo a Genova, almeno fino a quando è rimasta benzina nel serbatoio. Da loro era inoltre arrivata la spettacolare azione del momentaneo 2-1, con Barella a confezionare una giocata travolgente per vie centrali e il Toro preciso nello spedire in porta con tempismo impeccabile. L’argentino è stato ai primi posti per numero di palloni giocati e contrasti vinti, mentre il centrocampista sardo è tra quelli che ha percorso più chilometri in assoluto. Considerati i carichi di lavoro accumulati durante gli impegni con le rispettive nazionali e i ristretti tempi di recupero rispetto al resto dei compagni convocati in giro per il mondo (Barella è stato tra gli ultimi europei a rientrare alla base, mentre Lautaro e gli altri sudamericani sono addirittura arrivati 36 ore prima del calcio d’inizio a Marassi), entrambi hanno sfoderato una tenuta fuori dal comune. L’argentino ha guardato negli occhi Inzaghi e gli ha garantito di essere in perfette condizioni per scendere in campo dall’inizio: maglia da titolare e fiducia ripagata, d’altra parte le tre reti realizzate nelle prime quattro uscite stagionali parlano da sé. Il centrocampista, invece, si è ripresentato con un leggero affaticamento dopo i 63’ con la Bulgaria e i 90’ con la Svizzera, tanto da far ipotizzare a Inzaghi un impiego part-time. Niente affatto: titolare come al solito, a trascinare anche i compagni nei momenti di difficoltà come quelli vissuti a Genova soprattutto nel finale.

SIMBOLI DAL DESTINO COMUNE

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Quanto siano affidabili lo dicono i numeri delle due precedenti stagioni, in cui entrambi hanno abbondantemente superato il traguardo delle 40 presenze (record per Lautaro con 49 nella stagione ’19-’20). Per Inzaghi rappresentano due punti fermi. Di quei giocatori a cui ci si affida a occhi chiusi, persino nei momenti di forma precaria. Quei giocatori in grado di trasmettere fame e spirito di sacrificio anche ai compagni grazie al loro impegno. Lautaro e Barella lo dimostrano in campo partita dopo partita, esibendo anche doti carismatiche che non sono passate inosservate in casa nerazzurra. Non è un caso che il rinnovo dei contratti di entrambi venga affrontato come una questione prioritaria, perché l’Inter li considera entrambi al centro del progetto. Per Lautaro ormai è questione di dettagli, con l’accordo formalmente raggiunto, per Barella se ne parlerà a breve.

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