Attenta Inter, Allegri è mister rimonta: tutte le volte che era dietro e poi ha messo il turbo

Il tecnico spera di restare attaccato ai nerazzurri: in volata beffò Sarri e nel 2015-16 recuperò ben 11 punti

Marco Guidi

7 gennaio – 10:50 – MILANO

Dire che Massimiliano Allegri ci è già passato è un eufemismo. L’allenatore della Juventus oggi rincorre l’Inter di Simone Inzaghi, sperando stasera di riportarsi a soli due punti dalla vetta della classifica, battendo la Salernitana. In passato, Max è stato sia nei panni di chi insegue che in quelli di chi è in fuga, al Milan come alla Juve. Ha già vissuto le sensazioni e il logorio di una corsa scudetto, spesso e volentieri uscendone vincitore. Un punto di vantaggio rispetto allo stesso Inzaghi, che oggi si affiderà al fratello Filippo (allenatore della Salernitana) per fermare i bianconeri. Simone, infatti, nel 2021-22 perse la volata per il tricolore con il Milan, mentre alla Lazio frenò bruscamente nel 2019-20 dopo la sospensione per l’emergenza Covid. Allegri, invece, solamente nel 2011-12 non la spuntò, da tecnico rossonero, nel testa a testa con la Juve di Conte. Tutte le altre sei volte in cui si è presentato al giro di boa tra le serie candidate alla vittoria finale, non ha poi mai sbagliato. 

la rincorsa

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Max evita ancora di usare la parola scudetto, ma più passano le settimane e meno convince le orecchie in ascolto. Sono i suoi stessi calciatori a “smentirlo” nelle dichiarazioni pre o post gara, da Rabiot a McKennie, passando per Gatti. La Juve tiene il profilo basso, ma ci crede. E fa bene, visto come stanno andando le cose. Certo, ci sono sempre quei due punti da recuperare sull’Inter. Ma Allegri, come anticipato, conosce bene la parola rimonta. Nel 2015-16, al secondo anno di Juve, è stato addirittura a 11 punti di distanza dalla vetta, prima di firmare un eccezionale rincorsa. Mise il turbo dopo la sconfitta contro il Sassuolo alla 10a giornata che aveva fatto precipitare i bianconeri addirittura al 12o posto con appena 12 punti, mentre la Roma era già a quota 23. Ecco, anche la Juve di oggi ha cambiato ritmo dopo l’unica sconfitta stagionale proprio contro i neroverdi. Ma se nel 2015 servì sgasare per rimontare una a una tutte le squadre davanti, sino a operare poi il sorpasso sul Napoli e andare via in scioltezza, stavolta Max ha messo i panni del passista per reggere il ritmo straordinario dell’Inter e rimanere attaccato al sogno scudetto, quando un po’ tutti si aspettavano una fuga solitaria dei nerazzurri. E invece, la Juve è lì, pronta a giocarsela in un testa a testa “fino a maggio”, parafrasando le parole di Allegri. 

testa a testa

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E a proposito di duelli avvincenti, come dimenticare quello con il Napoli di Maurizio Sarri nel 2017-18? Alla 17a giornata gli azzurri balzarono in testa scavalcando l’Inter, ma alla 27a la Juve di Max operò il sorpasso e poi non mollò più la vetta, nonostante la sconfitta nello scontro diretto che rimise tutto in discussione. I bianconeri si trovarono alla 34a con un solo punto di vantaggio, ma la vittoria thrilling a San Siro con l’Inter e il ko l’indomani del Napoli a Firenze decise definitivamente la corsa. Vinse Allegri in volata, un finale che a Torino sarebbero ben felici di rivedere tra qualche mese, con tanto di festa in Piazza San Carlo. 

analogie e differenze

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Va detto che quelle squadre erano composte da campioni già abituati a festeggiare scudetti e coppe. Oggi, invece, la Juve ha tanti giovani ancora in cerca del primo trofeo in carriera. La differenza, però, sta anche nella fame e nella voglia di rivincita dopo le anomalie (leggisi penalizzazione ed esclusione dall’Europa) dell’ultima stagione. Un sentimento che dalla società e da Allegri stesso è stato trasmesso ai giocatori. E se manca un pizzico di esperienza in certi interpreti, alle spalle c’è proprio Max che ne ha per gli altri. Nessuno degli allenatori oggi in attività in Italia può parlare di scudetto con più cognizione di causa del tecnico livornese. E pazienza se per un po’ Allegri continuerà a considerare la parola un tabù.

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