Atleti e Covid, la ricetta di Volpi: “Farei giocare solo i vaccinati”

Sintomi e conseguenze, al Festival dello Sport la discussione sullo sport dopo la pandemia. La Vallortigara: “Stanchezza e infiammazioni, uscirne è stata dura”

Dal nostro inviato Andrea Buongiovanni @abuongi

9 ottobre – Trento

“Lo sport dopo il Covid”: è un tema che, a veri livelli, riguarda tanti, tutti. È il tema di cui si dibatte al Muse. Con la partecipazione di Elena Vallortigara, con 2.02 la seconda donna volata più in alto in Italia dopo Antonietta Di Martino, del dottor Piero Volpi, responsabile del settore medico dell’Inter e di chirurgia del ginocchio e traumatologia dello sport di Humanitas e del professor Gianfranco Beltrami, vicepresidente della federazione medico sportivi.

Il ritorno

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Elena, 30enne vicentina di Schio trapiantata a Siena, reduce dall’esperienza dei Giochi di Tokyo, tra le prime escluse dalla finale, parla con cognizione di causa: nel novembre scorso è stata tra le tante vittime del virus. “Per fortuna non ho avuto sintomi gravi – racconta – ma non è stato un periodo facile da affrontare. Per negativizzarmi è servito più di un mese, per come è stato possibile mi sono allenata a casa come durante il lockdown, ma a lungo ho avvertito mal di testa, mancanza di fiato e una grande stanchezza. In più ho saltato a lunga la fisioterapia e le terapie di prevenzione infortuni, per me così importanti e in generale le ripercussioni sono state numerose. Da lì è scaturita un’infiammazione all’inserzione di un bicipite femorale che, insieme agli aspetti motivazionali, mi ha condizionato per tutta la stagione e della quale risento ancora oggi. Per non dire di quanto sia diventata soggetta a forti raffreddori e a forme influenzali”.

Il medico

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“Anche io – dice il dottor Volpi, sono stato colpito dal Covid, ma con la prima ondata, nel marzo-aprile 2020, quando le difese farmacologiche non erano affatto note come ora e dalla possibilità di un vaccino di era ben lontani. Allora era quasi un’avventura e anche a livello di classe medica abbiamo pagato un prezzo molto alto. Oggi invece abbiamo difese e mezzi per contrastare una pandemia che speriamo sia residua. Per gli atleti di alto libello, in ogni caso, l’inattività forzata è deleteria. Provoca atrofia muscolare, debolezza tendinea. Il corpo diventa come un’auto priva di pezzi o senza ricambi. L’ho ben constatato con i nostri giocatori, quando da aprile a giugno il campionato si è fermato. E teniamo conto che stiamo parlando di una realtà super professionistica: solo agli atleti abbiamo fatto un totale di 5.000 tamponi. Oggi, se dipendesse da me, soprattutto negli sport di squadra, dove si può tornare a fare attività solo quando si è negativizzati, quindi anche oltre i 21 giorni standard, farei giocare solo chi è vaccinato. E, in generale, sfoltirei calendari pericolosamente intasati”.

I sintomi

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“Recenti attendibili studi – spiega il professor Beltrami – sostengono che sono oltre 200 i sintomi legati al post Covid, con nessun apparato risparmiato. Almeno il 70% dei ricoverati soffre di almeno un sintomo, il 60% di almeno due. Il virus attacca gli organi, l’apparato vascolare e cardio circolatorio. Il nostro compito, tramite un protocollo condivido col Ministero della salute, è salvaguardare la salute dell’atleta. In questo senso è fondamentale la gradualità della ripresa, potenziando il più possibile le difese immunitarie. Chi è carico di stress, è più soggetto ad ammalarsi, a infezioni vitali e batteriche. Occorre combatterlo, anche curando l’alimentazione e il riposo notturno. Senza appunto esagerare con gli allenamenti. Ed eseguendo tutti gli esami previsti dal protocollo, a seconda se colpiti in modo lieve o asintomatico e se con necessità di ricovero. Tenendo conto che il vaccino è in assoluto la salvezza anche per gli atleti di vertice”.

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