Atalanta, capolavoro Gasp. Napoli, un pesante ko che viene da lontano

Ricapitolando: dopo tre settimane di stop agonistico, l’Atalanta torna in campo a Napoli per giocare la prima di 9 partite in 29 giorni, nonché la prima di quattro trasferte consecutive (a seguire: 3 aprile, Fiorentina; 7 aprile, Cagliari; 11 aprile, Liverpool). La Dea vince 3-0 in casa dei Campioni d’Italia, ai quali impartisce una severa lezione di calcio, giocando la partita perfetta, l’ennesimo capolavoro di Gasperini, nella circostanza privo di De Ketelaere, a cominciare dalla mossa iniziale di piazzare Pasalic su Lobotka per inaridire la fonte del gioco napoletano. Segnano Miranchuk, all’apice della sua migliore stagione italiana; Scamacca (decimo gol fra campionato e coppe: l’esclusione dalla tournée americana della Nazionale gli ha fatto bene; Spalletti l’ha pungolato nell’orgoglio e l’attaccante ha risposto sul campo); Koopmeiners (centro n.13 del gioiello olandese, sempre in rete contro le squadre che lo vogliono: un gol oggi al Napoli, che l’estate scorsa aveva offerto 40 milioni per lui, rifiutati dai bergamaschi; due gol il 10 marzo scorso alla Juve, che desidererebbe ingaggiarlo per la prossima stagione, ma le parole di Luca Percassi sono state una doccia gelata). Ancora: Hien gigantesco su Osimhen; Carnesecchi, quattro parate d’autore, si conferma portiere da Nazionale; la panchina lunga dell’Atalanta che fa la differenza: leggansi Ruggeri, Lookman, Koopmeiners, Djimsiti, Toloi, subentrati nella ripresa.

Con la gara interna di campionato da recuperare contro la Fiorentinam in data ancora da destinarsi, la squadra nerazzurra è più che mai in corsa nella bagarre per un posto in Champions League. E il Napoli? Il Napoli ha preso due pali e si è arreso dopo che l’irriducibile Osimhen ha provato e riprovato a tenerlo a galla, però incontrando sulla sua strada, la tosta marcatura di Hien (gran duello il loro, ruvido e leale), cozzando contro lo stato di grazia di Carnesecchi. Eppure, sarebbe un errore motivare la secca sconfitta casalinga accampando l’alibi dell’assenza di Kvaratskhelia o appellandosi alla sfortuna dei due legni colpiti. No, viene da lontano questo pesante ko che frustra notevolmente le ambizioni di tornare in Europa, dopo quattordici partecipazioni consecutive alle competizioni Uefa. La verità è che il giocattolo perfetto è stato sfasciato subito dopo avere cucito il tricolore sulle maglie. Alla lunga, il campo presenta il conto degli errori societari: dall’addio di Spalletti e Giuntoli, ai tre allenatori susseguitisi al suo posto, alle erronee scelte di mercato. Delle quali, peraltro, è già prevista una masochistica appendice a fine campionato. Zielinski, migliore in campo nonostante sia stato tenuto inopinatamente in panchina nel primo tempo, a fine torneo andrà all’Inter da svincolato, dopo essere già stato escluso dalla lista Champions che ne ha impedito l’impiego contro il Barcellona: si è visto com’è andata a finire.

Calzona fa quel che può, ma né lui né altri dispongono di bacchette magiche, in presenza di una squadra che ha smarrito il filo del suo gioco e, soprattutto, ha perso l’entusiasmo, la passione, la capacità di divertire divertendo se stessa. Un anno fa, dopo 30 giornate, il Napoli protendeva le mani verso lo scudetto, contava 75 punti ed era a +24 sull’Inter, oggi prima con 31 punti di vantaggio (e una partita in meno) sui partenopei, i quali di punti ne hanno 30 in meno rispetto al 2023. Può bastare?

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