Assolti gli agenti del caso Juve: “L’accusa non trova riscontro”

L’ultima appendice del caso Juventus si è conclusa con un proscioglimento collettivo. Non vi sono infatti prove che i famosi rapporti tra club e agenti, messi sotto la lente d’ingrandimento dalla procura Figc, siano stati illegittimi: a stabilirlo è stata la commissione federale, che si è occupata di valutare il comportamento degli agenti Davide Lippi, Gabriele Giuffrida, Giorgio Parretti, Antonio Rebesco, Luca Ariatti, Silvio Pagliari, Giuseppe Galli, Michele Fioravanti, Luca Puccinelli, Tullio Tinti e Vincenzo Morabito. Tutti assolti dall’accusa di aver percepito soldi dalla Juve dal 2015 al 2022 per operazioni di trasferimento in assenza di una reale attività di intermediazione al fine di sanare vecchie pendenze, anche relative a calciatori minorenni, o in qualche caso di aver agito con un mandato fittizio.

Caso Juve, i contratti esaminati

Nel mirino c’erano diversi rinnovi, acquisizioni o cessioni di vari calciatori, tra cui Ranocchia, Brunori, Pio Riccio, Zanimacchia, Spinazzola, Petrelli, Turco, Turicchia, Da Graca, Rafia, Chiellini e Portanova; nodi attenzionati e sciolti in seguito alle varie memorie difensive. Per arrivare al proscioglimento, basato sull’articolo 26 comma 13 del regolamento disciplinare, la commissione ha dato peso anche alle parole del dirigente juventino Cherubini, all’epoca dei fatti braccio destro di Paratici, il quale a gennaio 2024 «ha rilasciato dichiarazioni che mettono in forte discussione la veridicità dei dati ivi riportati». La valenza dell’unico elemento confluito agli atti, un manoscritto del 22 maggio 2019 denominato “Agenti – situazione al 25/01/2020”, rinvenuto nel corso delle perquisizioni, «è risultata ampiamente ridimensionata dalle precisazioni fornite dagli agenti e dagli approfondimenti istruttori». Nell’atto firmato dal presidente Cardarelli si legge anche che «è stata fornita una ricostruzione alternativa (rispetto a quella della procura Figc) ma altrettanto plausibile delle operazioni citate nel documento. In assenza di tangibili riscontri di segno contrario, la Commissione, priva di autonomi poteri di indagine, non ha elementi per revocare in dubbio la veridicità di tale versione».

La posizione dei dirigenti della Juve

Per questi stessi fatti, abbinati in un unico fascicolo alla più corposa “manovra stipendi” delle stagioni 2019-20 e 2020-21, a fine maggio i dirigenti della Juve e il club patteggiarono con il procuratore Chiné davanti al tribunale federale. E così le sanzioni nei confronti di Paratici, Nedved, Cherubini, Manna, Morganti e Braghin sono state tramutate in multe: 250 euro per ogni giorno d’inibizione previsto, più la rinuncia ai ricorsi per il caso plusvalenze. Soltanto l’ex presidente Agnelli non ha accettato l’accordo, proseguendo la propria battaglia legale. Il dubbio resta: chissà che quelle sanzioni non potessero essere meno gravi, alla luce del verdetto di assoluzione degli agenti coinvolti.


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