Aouar, Paredes e Renato Sanches: il “nuovo” centrocampo non convince Mou

Le aspettative erano molto alte, ma i nuovi fino a ora non le hanno ancora ripagate

Emanuele Zotti

15 novembre – 10:50 – MILANO

La sosta per le nazionali può avere la sua utilità. La prima è senza dubbio l’eventuale recupero degli infortunati, la seconda è lasciare il tempo a dirigenti e tecnico (ma anche ad addetti ai lavori e tifosi) di fare bilanci. In questo senso la pausa della prossima domenica può essere particolarmente utile anche in vista della finestra di mercato di gennaio. La maggiore emergenza resta quella della difesa, legata in particolare alle condizioni di Chris Smalling, ma anche il centrocampo – per quanto riguarda i nuovi arrivi – è al di sotto delle aspettative.

aouar

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Houssem Aouar, 13 presenze tra campionato e coppa di cui 9 da titolare, nonostante le due reti sembra non aver accontentato José Mourinho. Il portoghese prima ha affermato che non si era ancora inserito “nei nostri meccanismi”, poi che “ha un ritmo basso e deve recuperare i ritmi di gioco”. Se non è una bocciatura poco ci manca.

paredes

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Anche Leandro Paredes pare avere ancora delle difficoltà nel gestire il centrocampo giallorosso. L’argentino sta facendo fatica a prendere in mano le redini della squadra, di certo non è il metronomo che è stato Matic ma probabilmente non è nemmeno quello che gli chiede Mourinho. Ultimamente sta facendo un po’ meglio, ma a differenza di Aouar è un giocatore che conosce bene il nostro calcio e l’ambiente romanista e da cui – nonostante i problemi degli ultimi tempi al Psg – tutti si aspettavano qualcosa in più.

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Infine Renato Sanches. Due infortuni da agosto a oggi e adesso che è tornato stenta a entrare in partita. Mourinho aveva parlato di lui come di “un giocatore sempre a rischio”, che lo Special One vuole comprendere e aiutare, ma nei fatti si sta rivelando un acquisto sbagliato. Su di lui il gm Tiago Pinto ha messo la faccia (“Se con Renato le cose andranno male sarà colpa mia”) e a oggi i rischi sono alti. La stagione è ancora lunga, lui – come Aouar e Parades – ha ancora ampio margine per far cambiare idea a chi oggi lo osserva con scetticismo. Il tempo c’è, ma non è infinito.

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