Ancelotti, lacrime e commozione per Ibra: “Non ti presto più i soldi”

Il 2022 del Real Madrid si è chiuso in frenata, con solo due vittorie nelle ultime cinque partite ufficiali, eppure l’anno solare che terminato con ampio anticipo per fare spazio al Mondiale in Qatar andrà in archivio come uno dei più felici della storia recente dei Blancos e in particolare di Carlo Ancelotti.

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Ancelotti e il Var: “Una volta dopo un gol si poteva esultare…”

Il tecnico emiliano ha saputo entrare nella storia diventando il primo allenatore capace di vincere quattro edizioni della Champions League, la 14ª nella storia del Real, e il primo in grado di trionfare nei top 5 campionati europei, solo per citare un paio dei suoi primati. Intervenuto a ‘Che tempo che fa’ su Rai Tre, Ancelotti ha tracciato un bilancio non solo del primo anno e mezzo della propria esperienza bis al Real Madrid, ma anche del proprio leggendario percorso da allenatore, annunciando come l’addio alla panchina sia ancora lontano e svelando alcuni retroscena sul proprio approccio alle partite: “Per il momento fare il nonno non mi interessa, mi piace ancora tanto il lavoro che faccio, anche se prima di una partita provo sempre uno stato di malessere fisico, con aumento della sudorazione e del battito cardiaco. Ho fatto 1200 panchine e mi succede tutte le volte, ma poi quando comincia la partita mi passa tutto. Una volta poi almeno potevi esultare se segnava la tua squadra, adesso devi aspettare il check del Var…“. Poi una battuta sulle proprie qualità da poliglotta:Parlo tutte le lingue, tranne il tedesco, quello non sono riuscito, me lo sono dimenticato subito… Ma inglese e spagnolo li parlo bene, francese benino…“.

Ibrahimovic-Ancelotti, storia di un rapporto speciale

Tra i momenti più gustosi dell’intervista il siparietto con Zlatan Ibrahimovic, che ha voluto salutare Ancelotti, suo allenatore al PSG per una stagione, nel 2012-’13, attraverso un video registrato infarcito di complimenti e ringraziamenti, durante il quale il tecnico non ha saputo trattenere la commozione:Ciao Carlo, complimenti per quello che hai fatto e per quello che hai vinto – le parole di Zlatan – Sei il numero 1, ho avuto una grande fortuna ad averti come tecnico, ma ce l’hai avuta pure tu ad avermi come allenatore. La fortuna principale però è stata quella di conoscere la persona che sei e per questo ti dico che come uomo sei ancora meglio che come che allenatore. Ti voglio bene, ma non dirmi più che non sei ricco e che devo prestarti dei soldi, perché adesso sei messo bene anche tu...”. “Dietro questa maschera di arrogante c’è un grande professionista e un grande altruista – la risposta di Ancelotti nello studio di Fabio Fazio – Zlatan è stato uno dei pochi calciatori che ho allenato che aveva più piacere nel fare un assist che a segnare un gol, a Parigi è stato così. È un grande giocatore e un grande personaggio”.

Milan, Ibra suona la carica: "I'm coming"

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Ancelotti “tradisce” Sacchi: “Giocare bene non conta…”

Ibra non poteva che essere uno dei giocatori citati da Ancelotti in risposta alla domanda di rito su chi siano stati i calciatori più forti che ‘Don Carlo’ ha avuto la fortuna di allenare e anche di condividere lo spogliatoio da giocatore: “Non è facile, direi ce ne sono stati di più tra quelli che ho allenato. Tra i compagni potrei dire Van Basten, che è stato un grandissimo, Baresi o Maldini. Tra quelli che ho allenato sicuramente Paolo, ma posso dire anche Ronaldo, CR7, Ibrahimovic, Drogba, Benzema, Vinicius…“. E sui maestri da allenatore? Anche qui Carlo va sul classico, salvo tradire inaspettatamente l’idea di calcio del mentore Arrigo Sacchi: “Liedholm a livello caratteriale è stato un allenatore che mi ha impressionato per la sua calma, per la sua ironia, per la sua tranquillità, ma era anche molto simpatico. Poi Sacchi, che a livello tecnico è stato un innovatore anche se oggi posso dire che è meglio vincere giocando male e che per avere successo è fondamentale avere grandi giocatori più che un grande allenatore. Con giocatori scarsi non vinci“.


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