Amelia: “Con la Roma uno Scudetto fantastico”. E su Mourinho…

ROMA – Una carriera fatta di grandissime emozioni quella di Marco Amelia che nel corso del format “i Lunatici”, in diretta su Rai Radio 2, si è raccontato tra passato, presente e futuro. Impossibile non parlare della vittoria dei mondiali del 2006:Credo che si sia detto tutto, anche troppo. Ci sono cose che è bello tenere nello spogliatoio, nel gruppo che poi ha affrontato quell’esperienza. Era un periodo difficile, era scoppiato lo scandalo di calciopoli, c’era molta diffidenza sul sistema calcio in quel momento, credo che ogni singolo individuo che ha partecipato alla spedizione mondiale sia stato importantissimo. Dai cuochi al mister. Se è vero che calciopoli ci ha aiutato a compattarci? Viene detto, ma io credo che il gruppo già prima fosse molto unito. E’ stato fatto un grande lavoro da parte di Lippi. Io credo che calciopoli abbia solo creato delle problematiche al nostro gruppo, qualcuno si è trovato sui giornali, per me calciopoli non ha unito il gruppo, anzi lo ha destabilizzato. Da quel punto di vista è stata la dimostrazione che eravamo veramente forti”.

Amelia: “Con la Roma uno Scudetto fantastico”

A Roma un’altra gioia incancellabile, quella dello Scudetto del 2001: “Abbiamo vissuto una stagione iniziata dopo lo scudetto della Lazio, uscendo subito dalla Coppa Italia, malamente, contro l’Atalanta. Ci fu una grande contestazione a Trigoria. Fu pesante, c’era tanta gente, c’è stata violenza. La rabbia era comprensibile, ma servono dei limiti. Però fu una stagione meravigliosa, ci rimboccammo le maniche, iniziammo a vincere, la squadra era fatta da grandissimi giocatori. Io ero giovanissimo, ero un giovane calciatore che viveva lo spogliatoio. Ricordo il rapporto con Capello e con gli altri giocatori. Fu tutto meraviglioso. Avevo 18 anni, ero un tifoso. Quella vittoria lì mi ha poi permesso di andare a fare la mia carriera. Vinsi poi a Livorno, con l’Under 21, a Milano col Milan, lo scudetto”.

Amelia: “Vi racconto Totti, Batistuta e Capello”

Ancora su quella Roma: “Batistuta? Quando arrivò a Roma tutta la piazza si innamorò subito di lui. Era il più forte attaccante in circolazione. Mi ricordo la presentazione con lo stadio pieno. Tutto molto bello. Aveva una grande carica, voglia di vincere, ti trascinava, ti contagiava. Ha vinto poco per quello che è stata la sua carriera. Totti? Ai tempi era molto giovane, era già l’idolo della gente, faceva difficoltà a vivere, ogni volta che si muoveva aveva centinaia di persone intorno. E’ unico. Per i tifosi della Roma è qualcosa di eccezionale e si percepiva che non era facile vivere la città nella sua posizione. Fare tutta la carriera con un’unica maglia non è stato facile per lui. Non è facile vivere la vita in modo diverso rispetto a tutti gli altri. La normalità non te la darà mai indietro nessuno. Ma questo credo sia anche il bello di essere un grande campione come Totti. Capello? Un grande. Ho imparato tanto anche solo ascoltandolo. Mi ha dato un sacco di consigli, dall’alimentazione al come vivere la vita da atleta. Lui è la mentalità Milan, che io poi ho ritrovato in rossonero. Sergente di ferro? Sì, nel senso che ha sempre preteso che i suoi giocatori dessero il massimo. Questo a volte non viene ben concepito da tutti”.

Amelia: “Mourinho un grande allenatore”

Praticamente a carriera finita, Amelia è andato anche a Londra, al Chelsea: “Avevo deciso di smettere, poi a fine mercato si infortunò il portiere del Chelsea. Il mercato era chiuso, ero tra i pochi portieri svincolati da poter prendere. Ci parlammo con Mourinho, all’epoca allenatore del Chelsea. Andai a Londra, feci dei test, venni ritenuto idoneo a giocatore. E’ stata una esperienza bellissima. Josè è un grande allenatore. Il calcio inglese ha una intensità diversa rispetto al nostro. E’ meno tattico a livello di gruppo, molto più tattico a livello individuale”.

Amelia: “Potevo andare alla Lazio”

Tornando sull’ambiente romano Amelia aggiunge: “Perché a Roma si vince poco? L’ambiente romano è particolare, la gente vive le squadre di calcio come se fossero una religione. C’è tanta pressione, ovunque. Pressione quotidiana nel vivere la città. Si vince meno probabilmente per una questione di mentalità generale che si è creata nel tempo”. Nel 2007 rivela che poteva andare alla Lazio:C’è stato qualcosa, c’era Angelo Peruzzi che aveva pensato a me. E’ stata un’idea ma è finita subito. Diventa difficile quando un giocatore esposto ad essere tifoso dell’altra squadra si trova a poter vestire la maglia dei rivali. C’è stata una possibilità ma è finita subito con una analisi reale. Io non potevo proprio fare una cosa del genere, ma lo sapevano e lo hanno valutato anche i dirigenti della Lazio. Sono tanti i giocatori tifosi della Roma che hanno vestito la maglia della Lazio e viceversa. Io ho scelto di non farlo. Per una questione di rispetto verso i tifosi e anche verso la mia famiglia”.

Amelia: “Onorato di avere giocato con Buffon”

Sugli inizi: “Come sono diventato un portiere? In porta ci si va per necessità e poi ci si ritrova perché ci stai bene. Quando si gioca con gli amici, per strada, in porta ci si va a turno. Poi quando inizi la scuola calcio lo stesso. I portieri si fanno a turno. Io mi ritrovai in porta durante una partita di scuola calcio, capitò che parai un rigore e poi ci sono rimasto per passione. Ero tifoso della Roma, mi piaceva Giovanni Cervone, come calciatore, come persona, per quello che esprimeva nello stare in porta. Andavo in Curva, il portiere è quello più vicino che vedi quando sei allo Stadio”. Amelia ha giocato negli anni dell’esplosione di Buffon: “E’ la più grande sfiga del mondo, ma anche una grande fortuna. Mi hanno convocato in Nazionale 80 volte, potevo giocare sicuramente più partite se non ci fosse stato Buffon. I primi anni in cui andavo c’erano anche Peruzzi, Toldo, Abbiati. Entrare nel giro non è stato facile, io sono andato in Nazionale con la maglia del Livorno, con cui sono cresciuto dalla Serie C alla Serie A. E questa è stata una grande soddisfazione”. Amelia ha difeso anche la porta del Milan: “Ricordi meravigliosi. Ho giocato con Nesta, Ibra, Gattuso, Pirlo, Seedorf, e molti altri. La filosofia del Milan si vede raramente, anche in altri grandi club. Per questo quello rossonero è il club più titolato al mondo. Sono cresciuto tanto come uomo, come persona e come professionista”. In chiusura l’ex portiere aggiunge: “Della mia carriera non rivedo niente. Nulla. Quello che è stato fatto è stato fatto. Ho fatto degli errori che sono costati punti e risultati. Penso a Bologna-Milan, Vincevamo 2-1, mi fecero un tiro che volevo per forza bloccare. Mi sfuggì e andò dentro. Finì 2-2, quell’anno perdemmo lo scudetto per due punti. Andandoci a ripensare, quell’errore fu decisivo”.

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