Altrimenti ci arrabbiamo: ma l’Inter non può vivere sempre di rimonte

Come contro Verona e Fiorentina, anche col Sassuolo ai nerazzurri è servito uno schiaffo per reagire. Problema di testa più che di gamba. E i tre nuovi titolari a Reggio sono parsi corpi estranei

“Non possiamo essere sempre noi a prendere il primo schiaffo”. Una frase alla Bud Spencer pronunciata invece da Simone Inzaghi, il tecnico entrato nella storia dell’Inter per avere evitato la sconfitta in tre gare consecutive di campionato (Fiorentina, Atalanta, Sassuolo) in cui la sua squadra è andata all’intervallo in svantaggio. Ma tre sono anche le rimonte vincenti consecutive in trasferta (Verona, Firenze, Reggio) dopo avere preso appunto il primo schiaffo.

La benzina c’è

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E allora viene da chiedersi il perché di questa doppia identità e soprattutto se pesino di più l’indolenza iniziale o il carattere nel risalire la corrente. Anche perché se a Kiev e per un’ora a Reggio i nerazzurri erano sembrati sulle gambe, nel finale arrivavano sempre prima sul pallone. Quindi la benzina c’è. Così come ci sta che l’avversario dosi male lo sforzo e alla lunga si appanni. Però l’Inter mister Hyde ci mette del suo. E se il Verona era stato lanciato da un errore di Handanovic e la Fiorentina aveva soffocato Brozo&C. con ritmi folli e appunto non sostenibili, ieri mollezza ed errori banali – soprattutto nei tre centrali, ma anche in uscita – hanno fatto pensare all’importanza di un “martello” come Conte. De Vrij per esempio i tre disimpegni errati del primo tempo di solito li spalma su un’intera stagione.

Nuovi sconnessi

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Inzaghi poi ha avuto il merito di azzeccare il poker di cambi (nel pre Covid non sarebbe stato possibile, altro spunto di riflessione perché le 5 sostituzioni anche se non c’è più emergenza da pandemia danno un grande vantaggio alle big), ma anche la colpa di non avere ‘letto’ in settimana cosa gli avrebbero potuto dare i nuovi, fatta eccezione per Dzeko e Dimarco che invece hanno cambiato la gara in corsa. Calhanoglu, Correa e Dumfries al Mapei Stadium sono sembrati sconnessi dagli otto compagni scudetto. Il turco sta diventando un caso (“Stasera ha sofferto” ha dovuto ammettere Inzaghi) e dovrebbe rivedersi la tigna con cui è entrato Vidal, Correa ha giustificato le tante panchine con poco fumo e meno arrosto, Dumfries si è raccordato poco e male con Barella e non ha protetto Skrinar da Boga. Quello dei tre centrali fisici ma poco rapidi nel breve è un problema messo a nudo in maniera preoccupante negli ultimi 20 giorni dai vari Vinicius, Nico Gonzalez e dallo stesso Boga. E, con quelle leve lunghe, per Dumfries rischia di non essere soltanto una questione di applicazione.

Altrimenti ci arrabbiamo

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Se però è sempre in alto e ha per distacco il miglior attacco del campionato, è perché questa squadra ha dentro un dottor Jekyill fatto di carattere contiano ma anche del calcio propositivo caro ad Inzaghi. Quando scatta l'”altrimenti c’arrabbiamo” l’Inter è uno spettacolo perché ora ti azzanna sulla trequarti – il Sassuolo dopo l’1-1 per 20′ non ha fisicamente superato la metà campo -, ora ti tramortisce sui piazzati con chili e centimetri (sette gol su 22 sono arrivati di testa), ora sa rubarti l’occhio con azioni a palla bassa, in velocità e di prima. Premesso che non si può dominare una partita per 90′ e che ci sarà sempre un po’ di mister Hyde, Lazio, Sheriff e Juve dopo la sosta non puoi pensare di batterle giocando soltanto metà gara.

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