Allegri, il miglior modo per dire addio

E adesso Max può andare. Ha portato a casa tutto quello che doveva e poteva. Anche il fegato spappolato. Le critiche, le offese, le tensioni e i dissensi sono finiti tutti dentro la coppa Italia, la sua quinta coppa Italia: la Juve l’ha vinta giocando la partita che più le somiglia da quando la qualità si è abbassata notevolmente, ma la volontà e il senso di squadra prevalgono. E adesso Allegri non ha più la cravatta, se l’è strappata di dosso, e la camicia bianca, e poco prima erano saltate la giacca e la pazienza con la quale ha dovuto sopportare tre anni disgraziatissimi. Gli è rimasto addosso solo il dna Juve, quello che vincere è l’unica cosa che conta. E adesso Allegri si è rimesso giacca, camicia e cravatta e abbraccia forte Gasperini ed è una scena bellissima che fa onore a Gian Piero e a tutti i grandi del campo come lui. E adesso per far dimenticare Allegri bisognerà far meglio di Allegri che non è più attualità, ma storia. E non invidio chi dovrà assumersi la responsabilità di mandarlo via. Il conto dei titoli in bianconero è presto fatto: 5 scudetti, 5 coppe Italia e due Supercoppe Italiane in otto anni. Salvo sorprendenti ripensamenti e imprevisti di vario genere – ho visto di tutto, perfino Ronaldo il Fenomeno passare al Milan e beccarsi il gesto dell’ombrello da Moratti, che resta un gran signore -, Allegri si fermerà a 422 panchine con la Juve (incluse quella di ieri sera e le prossime due), conservando il secondo posto nella storia del club: lo precede Trapattoni con 596, dietro a Max ci sono Lippi (405), Heriberto Herrera (215) e Carlo Parola (212).

Perfetta è stata la Juve del primo tempo, insolitamente sbadata l’Atalanta, specie se si pensa alla prestazione di domenica sera con la Roma. In più di un’occasione i centrocampisti di Gasperini hanno perso le distanze consentendo alla Juve di ripartire senza particolare frenesia. Molto efficaci i movimenti di Rabiot, controllato da Ederson, Chiesa e Iling-Junior. La fase difensiva ha funzionato al punto da ridurre a zero le conclusioni atalantine. Nella ripresa l’Atalanta ha fatto di più, ma ha anche rischiato di più: il rigore non concesso (che c’era tutto), il gol annullato, la traversa di Miretti. E mentre scrivo ricevo decine di messaggi. Da Amsterdam, Londra, Madrid, Roma, Torino, Noto e sono tutti quelli che hanno partecipato a distanza al percorso di Allegri l’antipatico, quello che non sa comunicare, quello che non si è aggiornato, quello che non migliora i giocatori, ma io un Vlahovic così uomo-squadra non l’avevo mai visto. E adesso forza Atalanta a Dublino.

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