Allegri ancora per poco

Altre 8 partite, 9 se andrà in finale di Coppa Italia, e poi Allegri toglierà il disturbo per la felicità di molti juventini e di quattro o cinque zelanti opinionisti che dovranno sforzarsi parecchio per individuare un bersaglio altrettanto grosso e paziente. Di conseguenza oggi, per Max, è l’ultimo derby della mole di attacchi senza precedenti e in gran parte gratuiti. Pardòn, remunerati.

Chiarisco subito che la Juve di Elkann “all’anno zero” ha tutto il diritto di battere strade nuove. Per questo il divorzio non potrà, né dovrà, essere traumatico, se non sul piano economico, visto che tra allenatore e staff ballano 20 milioni lordi, quelli dell’ultimo anno di contratto. Allegri è peraltro una delle ultime espressioni della Juve di Andrea Agnelli, dalla quale la nuova gestione si è staccata sia politicamente sia fisicamente: sono in uscita anche Giovanni Manna per il Napoli e Federico Cherubini, l’ideologo della Next Gen, seguito da molti club.

L’estate scorsa Allegri aveva capito di essere a fine corsa, ma ha voluto ugualmente portare a casa il Mondiale per club e un posto in SuperChampions con una squadra che fin dal primo giorno ha descritto «da quarto posto, il di più sarà un miracolo o frutto di un ottimo lavoro». Il lavoro di un gruppo – lo sottolineo – che ha sempre dato il massimo e anche qualcosa di più, al quale il tecnico è molto legato e grato.

Giovedì, nella lettera agli azionisti, John Elkann ha parlato di investimento sui giovani, ma è esattamente ciò che Allegri ha sviluppato fin dal suo ritorno. Non sono tuttavia così sicuro che Giuntoli abbia tutta questa voglia di puntare sui ragazzi, visto che vuole (deve) tornare a vincere e insegue giustamente uno o due acquisti di livello. Il primo è Koopmeiners.
Non essendo io juventino, ma seguendo le vicende della Juve da oltre quarant’anni, mi stupisco ogni volta che un tifoso dimostra di non aver capito che il dna della Signora – Vecchia o Giovane non importa – è formato esclusivamente dai nucletoidi della vittoria (l’1-0 è sufficiente), non del bel gioco senza profitto.

Quando negli ultimi anni il club ha tentato qualcosa di distante dalla sua natura e dalla storia – Maifredi, Zaccheroni, Sarri, Pirlo – la transizione è durata come un gatto (bianconero) in tangenziale.

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