Allegri 500! Gavetta, trionfi e quel legame tra Juve e città di Torino…

Allegri, la lite con Ibrahimovic

Anche in quel Milan, in realtà, Max inventò espedienti tattici (quelle che sarebbero state battezzate poi “Allegrate”) e lanciò giocatori sconosciuti (uno su tutti Nocerino), ma la narrazione sulle sue precipue caratteristiche di “gestore” crebbero pian piano, sino a diventare pensiero comune e diffuso in seguito al famoso sfogo di Ibrahimovic dopo la sconfitta in Champions contro l’Arsenal. Lo svedese venne quasi alle mani con il tecnico nello spogliatoio perché non accettò i complimenti dopo il 3-0: «Allegri – disse – è un buon gestore ma deve avere più coraggio».

Ma l’errore maggiore che commise Allegri – tutt’altro che pavido in quello scontro con Ibra – fu di accettare il progressivo depauperamento della rosa rossonera senza lamentarsi pubblicamente della partenza di gente come Thiago Silva, Nesta, Gattuso e lo stesso Ibra. Un declino che si concluse con l’esonero. La sliding door che gli aprì la strada della Juventus e della stagione più gloriosa e vincente della sua carriera.

Juve, i traguardi con Allegri dopo Conte

Beppe Marotta, dopo l’addio traumatico di Antonio Conte nell’estate del 2014, non ebbe esitazioni a puntare su Max che continuò il ciclo d’oro della Juventus dei nove scudetti mettendo la sua firma su 5 campionati, 4 Coppe Italia e, tra Supercoppe e trofei individuali, a due finali di Champions League. Sono anni di trionfi durante i quali Allegri ha impreziosito la galleria di campioni passati sotto la sua guida tecnica.

Una Juve, la sua, di qualità grazie a giocatori straordinari come Tevez, Dybala, Higuain, il primo Pogba e l’ultimo Pirlo, ma anche dotata di un’anima d’acciaio grazie a stranieri come Mandzukic, Vidal e Khedira ma anche al nucleo italiano formato da Chiellini, Buffon, Barzagli e da quel Bonucci con cui si consumò una rottura a conferma di come Allegri non sia poi così incline ai compromessi.

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