Al cinema in aereo, l’ira del Rais: quando Saadi Gheddafi voleva giocare in Serie A

Un mese fa il figlio dell’ex dittatore libico è stato scarcerato, il suo ricordo è legato alle esperienze nel calcio italiano tra Perugia, Udine e Genova. Da Galeone a Novellino, parla chi l’ha conosciuto: “Quella volta che il padre lo chiamò…”

Dopo 7 anni la luce della libertà. Prima, fino alla scarcerazione di un mese fa, il buio fitto per Saadi Gheddafi, processato per l’omicidio di un calciatore (poi assolto in appello) e per il coinvolgimento nella violenta repressione della rivolta che ha rovesciato il regime di suo padre Mu’ammar. Dal 2014 il figlio dell’ex dittatore libico era imprigionato in una cella della capitale. In Italia, però, di lui ci si ricorda per i trascorsi nel nostro calcio: azionista di Juve, Roma e Triestina oltre che per 4 anni di fatto calciatore in Serie A con tanto di squalifica per positività al nandrolone sul groppone. Su di lui se ne sono dette tante: bidone, figlio di papà, ritardatario, non si allena, corre male, non è un calciatore. Andando a sentire voci da Perugia (2003-05), Udine (2005-06) e Genova sponda Samp (2006-7) lo raccontano in un altro modo: per esempio agli allenamenti c’era. E il resto?

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