Adli-Giroud-Theo, tre moschettieri per il Milan: Pioli respira, per Mou è notte fonda

I gol dei francesi rafforzano il terzo posto rossonero e abbattono la Roma, senza anima né gioco. Non basta un rigore di Paredes, Lukaku ancora fantasma: giallorossi noni

Marco Pasotto

14 gennaio 2024 (modifica il 15 gennaio 2024 | 00:15) – Milano

Il Milan è come la scatola dei cioccolatini di Forrest Gump: non sai mai quello che ti capita. Stavolta Pioli ne ha scartato uno buono, fresco, dolcissimo. Anzi, ne ha scartati tre: quelli offerti da Adli, Giroud e Hernandez con cui il Diavolo ha piegato la Roma in una partita che – era già molto chiaro alla vigilia – avrebbe consegnato guai seri agli sconfitti. Era una sfida tra grandi deluse. I rossoneri proseguono a edificare il fortino attorno al terzo posto e guadagnano altri punti sulle inseguitrici più vicine: ora la quarta piazza è lontana otto lunghezze e la quinta nove. La Roma sprofonda addirittura a meno tredici dai rossoneri. E così Pioli vince la sfida nella sfida tra allenatori in viaggio fra le turbolenze (Mou, squalificato, osservava dalla tribuna), mentre Cardinale conquista il derby tra proprietà a stelle e strisce. Cardinale per la prima volta accanto a Ibra allo stadio, e non solo in tribuna. Ma anche negli spogliatoi prima del match. Il discorso motivazionale di Gerry ha sortito il suo effetto.

le scelte

—  

Dieci assenti da una parte, nove dall’altra tra infortunati freschi, stagionati ed emigrati in coppe extracontinentali. Pioli e Mou hanno dovuto arrangiarsi anche stavolta, come da desolanti abitudini. Novità su entrambe le sponde. Quella rossonera ha rivisto Hernandez tornare in fascia dopo un mese e mezzo di latitanza, cedendo i territori centrali a Gabbia. Poi, tutto come da copione: Adli e Reijnders in mediana, Loftus-Cheek a galleggiare tra le linee e tra Pulisic e Leao, alle spalle di Giroud. La sorpresa sfornata fresca da Mourinho – orfano di Dybala – è stato un cambio fra i pali totalmente inatteso: dentro Svilar, con Rui Patricio sotto il plaid in panchina. Pura scelta tecnica, a quanto pare. Poi Spinazzola e non Zalewski a sinistra, Kristensen preferito a Huijsen ed El Shaarawy a Belotti come socio di Lukaku.

le chiavi tattiche

—  

Ma le scelte, giuste o sbagliate che siano (e quelle di Mou, col senno del poi, non sono comunque state funzionali), contano relativamente quando a mancare è l’interpretazione collettiva. In realtà la Roma è anche partita piuttosto bene, costringendo il Milan a rintanarsi negli ultimi trenta metri grazie a una manovra accerchiante e senza disdegnare gli inserimenti delle mezzali. Il problema è che la pressione, che comunque non ha portato pericoli concreti a Maignan, è durata poco più di cinque minuti. Quando il Milan ha iniziato a mettere fuori il naso, pur senza brillare per precisione nei passaggi, ha dato subito l’idea di come avrebbe potuto essere – e infatti è poi stato – il primo tempo: rossoneri incisivi, lucidi nelle scelte e piuttosto verticali, giallorossi col pallone fra i piedi abbastanza spesso ma lenti, prevedibili, scolastici. E molto orizzontali. Un tiqui-taka andato in scena sulla linea del centrocampo fine a se stesso, in attesa di un movimento offensivo che spesso ha tardato ad arrivare, e a volte non arrivava proprio. Limiti romanisti che però sono emersi anche grazie a un Milan molto attento in fase di non possesso. Pioli ha ingabbiato la Roma con mosse chiare ed efficaci: Reijnders a uomo su Cristante, Loftus-Cheek a sporcare il raggio d’azione di Paredes, Pulisic a occuparsi degli inserimenti di Bove e Adli in prima battuta su El Shaarawy. Fonti giallorosse prosciugate in tutte le zone calde del campo. E se ci aggiungiamo la scarsa pressione portata da ElSha e Lukaku, ecco completato il quadro tattico.

scossa

—  

Il Milan peraltro è passato in tempi rapidi. Minuto numero 11, splendido fraseggio orizzontale al limite dell’area tra Pulisic, Reijnders e Adli, che – lasciato decisamente troppo solo – ha dribblato facilmente Kristensen e l’ha piazzata nell’angolino. Cardinale in tribuna esulta e sorride. Pulisic si è poi fatto vivo tre volte: disinnescato prima da Svilar, poi da Spinazzola, e quindi con un colpo di testa a lato di poco. La Roma? Pervenuta in due occasioni: un destro velenoso di Celik (30’) e un tiro di controbalzo altrettanto insidioso di Spinazzola (40’) su cui Maignan ha spiegato perché non disdegna di essere considerato il più forte del mondo. La ripresa è iniziata senza la Roma (e con Cristante al centro della difesa al posto dell’infortunato Mancini, rilevato da Pellegrini). Un quarto d’ora in cui il Milan ha piazzato le tende nella propria trequarti, in pratica senza trovare resistenza. E allo stesso minuto del primo tempo – l’11’ – il Diavolo ha raddoppiato: cross lungo di Adli, torre di Kjaer per Giroud, Svilar fuori causa e due a zero. All’ora di gioco dentro Belotti per El Shaarawy, ma è stato Pellegrini a dare la scossa, accendendo la scintilla della Roma e guadagnandosi un rigore – molto ingenuo Calabria – messo a segno da Paredes. Decisamente, scossa Pellegrini. Il gol giallorosso ha spaventato parecchio il Milan, che ha perso metri di campo ed è passato dal dominio del primo quarto d’ora a giocare di rimessa, fino al 3-1 di Hernandez a sei minuti dal novantesimo, che ha spazzato via tutti i timori (nel finale da segnalare un bel palo colpito da Musah dopo un contropiede in solitaria). E’ stato Giroud a servire con un tacco fantastico Theo, che ha scaricato un siluro sotto la traversa. Cardinale e Ibra in tribuna si sono guardati, come per dire: mamma mia, quanta roba.

Precedente Fiorentina, finalmente Beltran-Nzola. Udinese, così ti salvi Successivo Pioli: "Vogliamo fare più punti rispetto all'andata. Lotta scudetto? Toglieteci..."